Rientro a scuola, un decalogo per mettere al centro l’educazione

In educazione, non ci sono delle pozioni magiche ma solo una tonnellata di ricerca, curiosità e competenze come abilità capaci di interagire e creare una professionalità educante degna del suo ruolo. Questo decalogo non delinea delle regole, ma solo dei buoni punti di partenza da dove far partire il nostro processo verso un’educazione più responsabile del compito a cui è chiamata a rispondere.

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Giochi da femmine, da maschi e…da tutti e due

Mo sapeva che a Caterina, Cecilia e Maria, quando avessero messo piede su Deneb, nessuno avrebbe chiesto di compilare un modulo sbarrando la F. e non la M. per relegarle di conseguenza in uno scompartimento di seconda categoria.” Extraterrestre alla pari, Bianca Pitzorno

Nel testo “La cultura dell’educazione” Bruner racconta di i bambini entrano a far parte della cultura attraverso numerosi strumenti, tra cui il gioco che diventa un elemento fortemente caratterizzante. All’interno si tramandano tradizioni, credenze e soprattutto le regole insite nella società.

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Libri da leggere in quarantena che valgono come carezze

In queste settimane paradossali, ci aggrappiamo a qualcosa o qualcuno che consideriamo come alleato. Scelte davvero personali, perché in questa grande fatica è giusto che ognuno scelga il modo che ritiene più opportuno per sopravvivere. Per quanto mi riguarda, i libri sono sempre i miei migliori amici. Non sono racconti legati in qualche modo al senso di solitudine, ma delle vere e proprie coccole che possono fare da congiunzione con alcuni stati d’animo. 

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Il lavoro di relazione ai tempi del COVID-19

“Di cosa hai paura? Di vivere senza esistere. 
Spiegami. Ciò che mi affatica di più non è il mio bisogno degli altri. 
Cos’è allora? È che non abbiano bisogno di me.”
Charles Gardou, “Nessuna vita è minuscola”

Nel grande gioco di equilibri che questa emergenza ci ha costretto ad affrontare, c’è un ruolo che, per natura professionale, si ritrova come un giocoliere su una trave. Non sono al lavoro solo medici, infermieri, commessi, e magazzinieri del supermercato, e tutti coloro che ci permettono di vivere una quarantena in qualche modo sicura, ma anche un ruolo spesso bistrattato in tempi normali, ora mai menzionato. Tutti gli operatori sociali che lavorano con un gruppo di persone sensibili, considerate invisibili.

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Come mantenere un legame a distanza tra famiglie e servizi educativi della prima infanzia

Di imparare non si finisce mai, e quel che non si sa è sempre più importante di quel che si sa già. Questa scuola è il mondo intero quanto è grosso: apri gli occhi e anche tu sarai promosso.”  Gianni Rodari, “Una scuola grande come il mondo”

È un periodo di emergenza per tutti, in cui ognuno fa quel che può con le risorse a disposizione. È la prima volta che questa generazione si ritrova a fronteggiare una situazione di questa portata e per questo nelle difficoltà, si fa riferimento all’insieme di valori e credenze su cui fondiamo il nostro lavoro durante il corso dell’anno. È quello che conosciamo e riusciamo a maneggiare meglio.

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Educare a parlare: intervista ad una logopedista

Fare educazione significa anche abbracciare una serie di aree e competenze delicate che non possono essere generalizzate, ma hanno bisogno di uno studio specifico e dunque del suo professionista di riferimento. Come ad esempio lo sviluppo del linguaggio, e per cui della figura del logopedista. Conosciamo l’importanza del lavoro di squadra, per questo ho voluto approfondire alcune questioni con una professionista, per fare chiarezza su alcune aree in cui spesso i pregiudizi e indifferenza sono i protagonisti. 

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La formazione è sempre la soluzione: consigli per gli educatori

Le emergenze ci costringono ad essere flessibili e a modificare i tutti i nostri piani. Le buone pratiche possono prendere varie direzioni, e una di queste è la formazione continua. Per questo, mi sembra doveroso condividere letture, ma anche video, film, romanzi che possono trovare un senso a qualsiasi momento di fermo obbligatorio. 

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Emergenza bambini a casa: una settimana di attività

In questi giorni di emergenza Coronavirus molti bambini e ragazzi sono rimasti a casa da scuola e con loro anche tanti genitori che si sono trovati a dover gestire nuove esigenze, tempi e modi di vivere la casa.

Non è accettabile né sano permettere ai propri figli di giocare per 4 o 5 ore dalla playstation o farli stare davanti allo schermo del computer grazie alla scusa: in casa non c’è altro da fare! Così ho chiesto alla mia collega pedagogista Martina Tarlazzi dello studio pedagogico epoche, di consigliare cosa si può far a casa con i materiali che abbiamo a disposizione. 

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I superpoteri degli introversi

“Annalisa perché sei cosi silenziosa?”

Questa domanda me la sono sentita rivolgere una marea di volte in numerose occasioni da familiari, amici, professori. Sempre con le migliori intenzioni, perché chi mi circonda vuole conoscere il mio stato d’animo, insomma il motivo per cui me ne sto in disparte. Questo fin da quando ho memoria. Le risposte si sono sempre accavallate e modificate con il tempo, ma devo essere sincera, non c’è mai una reale motivazione. Meglio dire, è il mio modo di essere. Sono introversa. 

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