Educatrice di mestiere

“La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa” -Gandhi

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Ho sempre voluto fare questo mestiere. Sempre. A 14 anni ero l’unica iscritta al liceo socio-psicopedagogico che dietro la mia timidezza affermava “Io voglio far l’educatrice da grande”. È un lavoro gratificante ma anche uno dei più mentalmente faticosi (fisicamente si fa più fatica a lavorare in miniera) che esistano.

Quando racconto del mio lavoro agli amici e a chi non mi conosce, quando provo a descrivere degli utenti che incontro, dei pregiudizi sulla disabilità, delle difficoltà di un turno di 24 ore in comunità, delle paghe ridicole per più di 40 ore settimanali mi pongono sempre la domanda: “PERCHÉ VUOI FARE QUESTO LAVORO?”.

Certe volte, la frustrazione raggiunge dei livelli notevoli e spesso mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena.

Anche per questo, ho deciso di mettere per iscritto le mie motivazioni. L’intenzionalità è essenziale per il nostro lavoro e sapere perchè si sta eseguendo una determinata azione, ti porta già a dei vantaggi.

Ho stilato i miei perché.

Cercare i motivi che ti spingono a svolgere una professione è fondamentale. Soprattutto in quei momenti in cui far l’educatore appare una lotta senza significato. I nostri perché ci aiutano a ritrovare un senso al nostro agire, alla cura educativa e soprattutto alla nostra motivazione senza la quale sarebbe inutile qualsiasi nostro sforzo ed azione. Ci sostengono contro il burnout.

Le motivazioni possono essere, scritte, lette, pensate o riassunte perfettamente in un video di 4 minuti.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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