Divisa scolastica. Funzione anti bullismo e didattica innovativa tra vecchie certezze e nuovi dilemmi.

Una delle lezioni che ho imparato vivendo all’estero è quella di informarsi sempre e capire davvero cosa c’è dietro ad una tradizione culturale, riflettere e trarre delle conclusioni. Spesso questa riflessione porta anche a cambiare idea su questioni di cui ero assolutamente certa.

Uno fra questi: la divisa scolastica.

L’obbligo di indossare una divisa porta vari vantaggi. Il primo pratico, perchè permette di non perdere tempo al mattino pensando  a cosa indossare.

I benefici si estendono al campo ideologico valorizzando un dettaglio: la questione marketing e di senso di appartenenza al proprio istituto. Particolare importante che dalla Gran Bretagna dovremo imparare a potenziare.

Ogni scuola e college ha un logo e una divisa e trovo che sia un’idea intelligente. Il principio della concorrenza si basa su dettagli apparentemente marginali. Pensiamo alla nostra conoscenza delle Università estere tramite film o serie TV. Le distinguiamo perché spesso i protagonisti ne indossano spesso le felpe, o il nome viene stampato su tazze e felpe. Queste scelte rientrano nella promozione delle università stesse.

INDOSSARE UNA DIVISA SIGNIFICA ESSERE PARTE INTEGRANTE DI UNA SQUADRA.

Tra i membri non si deve individuare alcuna differenza (indipendentemente dagli esiti didattici) evitando così qualunque forma possibile di discriminazione.

Nel Regno Unito le divise vengono utilizzate in tutte le scuole (nessuna differenza fra pubbliche e private) per contrastare discriminazioni in base al sesso, etnia, disabilità, orientamento sessuale e credo. Vengono indossate fino al conseguimento del GCSE (General Certificate of Secondary Education) ovvero fino ai 16 anni.

Ogni scuola decide la propria divisa in base al grado scolastico.

Per le bambine, nelle primary school (scuole elementare) la divisa è generalmente un vestito pratico con i colori della scuola o una gonna con un golf ma possono anche indossare i pantaloni, se ritenuti più comodi. Per i bambini si concretizza con una giacca, cravatta o dei più comodi t-shirt e pullover.

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Nelle secondary school le uniformi sono costituite da una camicia, giacca con dei lunghi pantaloni per i ragazzi e delle gonne per le ragazze (anche qui a discrezione dello studente). Per entrambi i generi vi è l’aggiunta di una cravatta dalla fortissima valenza simbolica che indica la formalità di una situazione, la sua serietà.

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La scuola consente l’abito religioso, ad esempio le ragazze di religione musulmana possono indossare gonne lunghe o pantaloni e velo. Questa particolarità permette il pieno diritto di manifestare, attraverso il velo islamico o il turbante, il proprio credo e il rispetto.

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L’appartenenza ad un istituto e la divisa, in Gran Bretagna, sono parte integrante del vivere l’istruzione.

Un altro vantaggio delle uniformi scolastiche è la sicurezza. In Uk si organizzano numerose uscite scolastiche, per gli insegnanti avere la classe facilmente riconoscibile in uniforme costituisce un supporto visivo importante. In questo modo diventa più facile identificare chi rimane indietro e riconoscere gli outsider, non confondendosi con ragazzi di altre scuole.

L’UNIFORME AGISCE COME LIVELLATORE SOCIALE, RENDENDO TUTTI GLI STUDENTI UGUALI E IMPEDENDO POSSIBILI EPISODI DISCRIMINATORI.

Una delle motivazioni principali che sta dietro alla divisa è l’eliminazione delle barriere sociali, perché non permette a nessuno di giudicare o di essere giudicato per questioni che derivano dall’abbigliamento. Ad esempio, studenti provenienti da famiglie a basso reddito possono essere beffeggiati o addirittura essere vittime di vero e proprio bullismo per non essere in linea con il vestiario all’ultima moda. Per lavoro sono spesso a contatto con parecchi genitori e insegnanti ai quali ho chiesto un parere sulla divisa. Tutti credono che non permetta discriminazioni e ne sono entusiasti.

A scuola sono stata derisa numerose volte per il mio abbigliamento non griffato. La situazione attuale è pure peggiorata. Alcuni studenti prendono di mira il ragazzo più timido perché non ha l’ultimo modello di iPhone. Non amo generalizzare, ma sono fenomeni molto diffusi. Ogni persona ha un suo stile creato anche con i vestiti ma a scuola deve regnare un clima più paritario. È un luogo creato per imparare e confrontarsi, partendo ognuno dallo stesso livello. È possibile far emergere le proprie caratteristiche non solo attraverso l’abbigliamento ma soprattutto tramite i propri pensieri e le azioni.

Un altro fattore è quello economico. Spesso le scuole hanno un negozio interno dove si può acquistare a prezzi vantaggiosi o hanno un accordo con dei grandi shop per mantenere i prezzi competitivi.

È L’UNICA SPESA PER I GENITORI, IL MATERIALE SCOLASTICO NELLE PRIMARY SCHOOL È GRATUITO. 

Inoltre esistono anche delle direttive governative affinchè le scuole scelgano una divisa che mantenga il costo basso, e che sia disponibile nei negozi di maggior diffusione. Ho approfondito la questione prezzi nella pagina Facebook del blog “Diario di un’educatrice a Londra”, a questo link

LA DIVISA SCOLASTICA È UN ELEMENTO CULTURALE

Le uniformi scolastiche sono state introdotte per la prima volta in UK durante il regno di Enrico VIII, ed erano formate da soprabiti e giacche blu, il colore più economico. Nel 1870, per una legge che introdusse la gratuità dell’istruzione primaria, la popolarità delle uniformi crebbe fino ad essere adottata dalla maggioranza delle scuole. La maggior parte delle divise rifletteva le tendenze dell’epoca. Le ragazze portavano una camicia e un abito in stile tunica con grembiule, per poi modificarsi verso l’inizio del XX secolo in una tunica con gonna a pieghe.

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Le uniformi dovevano avere un costo contenuto, essere d’un tipo equo per entrambi i sessi e rispettose di tutte le tradizioni religiose, ad esempio consentendo d’indossare turbante o velo.

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Uno studio importante sugli effetti positivi delle uniformi scolastiche è il Long Beach Unified School District study. Nel 1994 il distretto scolastico californino decise di rendere obbligatorie le uniformi scolastiche per contrastare i problemi disciplinari. I dati raccolti furono positivi. Si registrò un significativo calo dei problemi disciplinari, ridotti del 28% nelle scuole elementari e del 36% nella scuola media.

Un’altra ricerca nota è stata effettuata nel 2011 dal Department of Economics con il titolo “Dressed for success? The Effect of School Uniform on Student Achievement and Behavior” di Elisabetta Gentile e Scott A. Imberman dell’Università di Houston. Secondo questa indagine, le uniformi generano miglioramenti sia nella frequenza (diminuisce l’assenteismo) sia nei test. I risultati sono particolarmente rilevanti per le ragazze della scuola secondaria di 1^ e 2^ grado.

Per noi italiani, creativi e individualisti, l’idea della divisa è stata accettata solo nelle forze dell’ordine, ma non a scuola, salvo il pratico grembiulino dell’asilo. Chi è a sfavore delle divise porta come motivazione l’eliminazione della creatività e dell’individualità. L’uniforme e la democrazia che porta (o dovrebbe portare) possono essere viste sotto una luce negativa, che fa sembrare l’uguaglianza dell’abbigliamento un’omologazione che soffoca l’originalità. In fondo, con l’abbigliamento emerge la nostra personalità.

Tuttavia pensiamo a come in UK e in Germania proibire il velo a scuola sia ormai anticostituzionale mentre in Italia vi sono vari istituti scolastici (vedi Istituto Tecnico di Cervignano in Friuli) che vietano di indossarlo. Se il velo islamico è il banco di la prova del rispetto della diversità (e della libertà individuale), l’Italia ha perso questo round.

Inoltre la critica alla divisa e l’esaltazione alla diversità e creatività dovrebbe essere in linea con il tipo di didattica presente nelle scuole. La scuola italiana utilizza ancora la lezione frontale come metodologia di insegnamento.

Nell’esecuzione dei compiti ci sono rigidi schemi da seguire, occorre rispondere alle richieste in modo univoco e la soggettività sembra sia esclusa da ogni grado scolastico. Gli insegnanti faticano a fare corsi di aggiornamento e spesso, chi per età o per scarso interesse, non si informa su modalità alternative di insegnamento e sulle nuove tecnologie che aiutano l’apprendimento (vedi Lim, app per iPad).

Con questa didattica è difficile far emergere la personalità e la creatività tanto decantata nel rifiuto delle divise scolastiche.

In UK, la divisa è richiesta in tutte le scuole ma l’insegnamento è diretto verso la costruzione di un pensiero critico, i compiti spesso vengono consegnati richiedendo agli alunni il proprio modo di risolvere determinate questioni. Vi ho già raccontato le caratteristiche del sistema scolastico inglese.

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Considerando i benefici dimostrati e accantonando i vecchi pregiudizi, la divisa rimane comunque una tradizione culturale. Nel contesto italiano, si potrebbe iniziare con una semplice tuta, maglietta e pantaloni dello stesso colore nelle scuole elementari.  La cultura italiana ha una storia differente da quella britannica ma un piccolo tentativo, a parer mio, potrebbe esser fatto. Darebbe un apparente senso di uguaglianza nel luogo scolastico, sia tra gli studenti, sia tra gli insegnanti (spesso i primi a discriminare per l’esteriorità).

La diversa condizione sociale e le gare fra chi possiede un capo firmato emergerebbero ugualmente ma “liberare” da queste difficoltà la scuola, sarebbe un importante passo educativo. La personalità degli studenti non verrebbe lesa perché sorretta e appoggiata da una didattica interessata a far sviluppare un pensiero critico, ognuno emergerebbe per le sue idee, per le sue caratteristiche peculiari che verrebbero valorizzate e non “mascherate”.

CIÒ CHE FA UN INDIVIDUO SONO I SUOI PENSIERI E LE AZIONI CHE COMPIE, NON I VESTITI CHE INDOSSA.

Il tema delle uniformi scolastiche è di forte valenza emotiva ma si deve aprire un dibattito, capire e provare a cambiare le problematiche relative all’aumento di episodi di bullismo, problemi disciplinari e metodologie di insegnamento parecchio datate della scuola italiana.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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