Dieci false credenze sulle persone con il disturbo dello spettro autistico

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Ancora oggi, un numero troppo grande di persone ha un’idea dell’autismo che non corrisponde alla realtà.

Spesso queste false credenze, si basano principalmente sulla paura di non riuscire a relazionarsi con le persone con con lo spettro autistico.  I preziosi consigli di Angel Rivière ci aiutano a capire il pensiero autistico e a relazionarci con esso ma non basta per abbattere i pregiudizi.

Il Ministero della Salute francese ha elaborato un decalogo delle false credenze per distruggerle, una per una.

Grazie all’aiuto fondamentale di una mia cara amica, ho deciso di tradurre questo prezioso elaborato in italiano, perchè i pregiudizi non portano mai nulla di positivo e costruttivo. 

I DIECI PREGIUDIZI. NON LASCIAMO PARLARE I PRECONCETTI AL POSTO DELLE PERSONE CON IL DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO.

  1. “Sono capricciose, violente e ingestibili”

Semplicemente, possono mal reagire ad un imprevisto perché spaesate dinanzi a situazioni inaspettate essendo molto legate alla loro routine. Hanno bisogno di punti di riferimento per potersi adattare. Alcuni strumenti e abitudini facilitano la vita quotidiana come suddividere la propria giornata tappa per tappa, precisando l’inizio e la fine.

  1. “Sono dei geni”

No, non tutte le persone autistiche hanno un QI elevato.

Alcune persone possono sviluppare delle capacità particolari molto approfondite legate solitamente ai loro interessi particolari. Queste conoscenze le aiutano fortemente a costruire progetti di formazione, dei percorsi professionali e a integrarsi socialmente. Un chiaro esempio è la storia di Thomas che ho raccontato nella mia pagina “Diario di un’educatrice a Londra”.

  1. “Pronto? Mi capisci? O sei ancora nella tua bolla?”

Questa è la domanda che solitamente viene fatta alle persone che hanno questo disturbo ma non è quella giusta. Hanno bisogno di metabolizzare le informazioni pian piano e con maggiore concentrazione. Loro si appropriano di ciò che le circonda cominciando da qualcosa di ben definito. All’interno di questa situazione nasce la loro zona di comfort.

  1. “Sembra che non provino dolore”!

Falso. Certamente provano dolore ma non lo esprimono nel modo a cui siamo abituati. Possono dare l’impressione di non avere problemi di salute. Per loro, il dolore provoca un cambiamento nelle abitudini, un’assenza di comunicazione e problemi di comportamento. Bisogna restare in allerta: è il segno più frequente di un possibile problema fisico. Per questo motivi, sono consigliati frequenti controlli dal medico.

  1. “Non provano emozioni!”

Niente di più sbagliato. Provano emozioni ma non le esprimono facilmente. Non sono insensibili. Occorre sostenerli nella comunicazione dei propri sentimenti e pensieri utilizzando degli strumenti di comunicazione visiva.

  1. “Non vogliono sentire né vedere nulla! Non li si può nemmeno toccare!”

Non è così. Semplicemente, alcune persone sono particolarmente sensibili. Hanno delle percezioni sensoriali differenti dagli altri. Sono a volte ipersensibili ad un rumore, un odore, un gusto e talvolta sembra non abbiano avere delle reazioni sensoriali. Tutti i sensi sono interessati: vista, udito, tatto, olfatto e gusto.  Gli spazi calmi gli permettono di trovare le proprie risorse, di adattarsi o diminuire il sovraccarico sensoriale perché alcune fonti sonore, visive, olfattive, tattili e gustative possono essere troppo aggressive. È importante che imparino a gestirle con le loro tempistiche e le modalità più adeguate.

  1. “Francamente, è meglio che i genitori siano pronti prima di fare una diagnosi”.

Assolutamente no. Riguardo l’autismo, come per qualsiasi altra disabilità, non bisogna perdere tempo. Più precocemente si interviene, più i progressi e lo sviluppo del bambino con il disturbo dello spettro autistico sono facilitati. È fondamentale progettare un piano educativo personalizzato, per attivare degli interventi e delle azioni adeguate.

  1. “Mandarlo a scuola? Rallenta gli altri e a loro non serve a niente!”.

Falso. Le attività educative, anche in gruppo, sono essenziali per progredire nella comunicazione e nell’apprendimento. In modo tale da permettergli di acquisire maggior autonomia e sostenere una vita più serena.

  1. “Il problema è che non vogliono comunicare!”.

Errato. Istintivamente non percepiscono la necessità di stabilire un contatto visivo, non sanno che cosa ci si aspetta da loro. Ciò non significa che non ascoltano. Bisogna solo accettare questo loro modo di comunicare. Attraverso l’uso di immagini o della scrittura, riescono a comunicare i propri pensieri.

  1. “Non sapete occuparvi di vostro/a figlio/a”.

Questa è la frase che sentono maggiormente i genitori dei bambini disabili. Le madri e i padri sanno ciò che fanno, perché conoscono molto bene i loro piccoli, e spesso sviluppano competenze specifiche per questo tipo di disturbo, trovando modalità adeguate alle difficoltà del proprio bambino. È necessario sostenerli e formali sulle tecniche educative e strumenti più idonei per le persone con lo spettro autistico. Occorre anche supportarli per far fronte ai numerosi momenti di difficoltà, ad esempio quando si verificano dei disturbi del comportamento, delle difficoltà d’apprendimento, d’autonomia e di comunicazione.

Voi concordate con queste false credenze? Ne avete altre da segnalare?

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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