Un’educatrice al Bologna Children’s Book Fair

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi.” Gianni Rodari

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Finalmente eccomi qui a raccontarvi della mia breve esperienza al Bologna Children’s Book Fair, ovvero la fiera internazionale dedicata alla letteratura dell’infanziaHo vissuto a Bologna due anni e tornare in questa città mi provoca un piccolo sussulto al cuore.

Ho dovuto prendermi del tempo per elaborare tutta questa carica emotiva ed ordinare i pensieri. Era la primissima volta per me, per cui, a parte leggere qualche informazione sul web, non avevo molte idee di cosa avrei potuto trovare nel mega padiglione bolognese. Volo all’alba e così con le mie occhiaie e il mio zaino giallo pieno di emozioni, vado diretta in fiera in tarda mattinata.

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Appena entrati si viene accolti dal blocco dedicato alle illustrazioni e dal muro della speranza (mi piace pensarlo così), dove gli illustratori possono attaccare i propri lavori e contatti, per farsi conoscere. Ho passato la prima mezz’ora incantata da queste immagini, erano tutte meravigliose.

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In questo spazio era possibile anche rilassarsi con 42 amache alternative, opera dell’architetto Clara Solà-Morales, dedicate ognuna ad un illustratore. Si potevano sfogliare dei libri riservati per questa parte della Fiera o semplicemente per recuperare le energie. 

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Dopo la prima ora di ricognizione, finalmente riesco a raggiungere i lunghi corridoi degli stand.

Questo è il posto in cui il reale si mescola con il fantastico. La meraviglia.

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Ho parlato con tante colleghe e incontrato tantissime insegnanti, pronte ad accaparrarsi le ultime novità per i loro piccoli studenti.

Più che una fiera, era una festa.

Librai, autori, editori, educatori. Eravamo tutti lí per i bambini, per raccontare e fantasticare storie, per custodire il loro immaginario attraverso la cura delle parole da usare e le immagini da creare.

Amo il modo di scrivere che gli autori riservano per i ragazzi. Occorre attenzione, delicatezza e anche un po’ di follia.

È stato anche piacevole perdersi tra i vari corridoi, si scopriva sempre qualcosa. Illustrazioni delicate e allegre, stand divertenti ed entusiasti.
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Ho camminato tantissimo, annusato libri, e stretto una marea di mani. Eravamo in centinaia ma sono comunque riuscita a ritagliarmi degli spazi per trovare dei libri incantevoli.

Partiamo dal primo, “Voci nel parco”, della casa editrice CamelozampaQuattro voci raccontano la stessa passeggiata nel parco. Per ogni personaggio sono diversi il punto di vista, l’esperienza raccontata, il registro linguistico, il carattere tipografico impiegato. 

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Camminando fra i vari stand ho trovato anche la mostra dedicata al pop-up. Settanta libri esposti. Attraverso le pagine esposte si osservano i cambiamenti, e le innovazioni che hanno reso sempre più affascinanti le sculture di carta. L’esposizione propone una rapida panoramica delle produzioni più significative. 

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Sono stata felice di scoprire un libro che conosco in inglese tradotto in italiano, “L’orso e il piano”. La storia di un orso che trova qualcosa di molto strano nella foresta. A me piace proprio tanto e se ne avete l’occasione, fatemi sapere cosa ne pensate voi. 

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Fra la folla, riesco ad intravedere la copertina di “Incontri disincontri” (Terre di mezzo Editore) e mi catapulto a sfogliare una copia. Vivere in una grande città può farti sentire anche profondamente solo. Metropoli come possibilità di incontri fortunati e grandi solitudini. Per il resto, non voglio rovinarvi questa piccola delizia fatta a libro. Lo stile di Jimmy Liao è sempre affascinante, la sua sensibilità, le immagini semplici e il racconto unico. Insomma ne vale la pena.  

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Un altro racconto degno di nota è “La foglia” di Silvia Vecchini e Daniela Iride Murgia, di Edizione Corsare (dai 4 anni). La storia di una foglia che si stacca da un albero e che i bambini riescono a far vivere nuovamente. Illustrazioni armoniche, narrazione equilibrata. Una perfetta composizione di immagini e parole. 

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Un silent book che mi ha colpito è “Chi se la fila?” di Uovonero, in cui i protagonisti si rincorrono dalla prima all’ultima pagina. Voler bene ai personaggi è un sentimento istantaneo. Illustrazioni incantevoli e affettuose.

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Un libro dolcissimo che ho scoperto fra gli scaffali è “Un altro abbraccio” di Manuela Monari e Evelyn Daviddi. Gentilezza, frasi morbide e delicate creano una piccola opera di amore. Super consigliato.

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Infine, “Una strada per Rita” di Matilde editrice. La storia di Rita che esplora la sua città e fa una scoperta interessante. Il racconto si basa sull’iniziativa dall’Associazione Toponomastica femminile che combatte affinché vie e luoghi urbani siano dedicati alle donne.

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Finalmente sono riuscita anche ad incontrare le persone che stanno dietro la casa editrice Uovonero, precisamente la gentile Lorenza Pozzi e il responsabile Sante Bandilari. Alla fine della giornata ho partecipato al loro incontro per la presentazione della collana “I libri di Camilla” (Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili), albi illustrati di successo dei principali editori italiani per l’infanzia ripubblicati da Uovonero in una versione in simboli WLS.

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Ho ascoltato delle riflessioni davvero notevoli. Innanzitutto, i libri in simboli sono identici agli originali per formato, nei materiali e nel prezzo di copertina. I libri di Camilla sono la risposta ad un’esigenza che veniva chiaramente espressa.

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Nell’incontro sono stati resi noti gli altri titoli che l’editore Uovonero pubblicherà in simboli.

  • ‘Il piccolo coniglio Bianca”, di Kalandraka
  • “Ninna Nanna per una pecorella” di Topipittori,
  • “Il giorno che sono diventato un passerotto” di Coccolebooks,
  • “Piccolo Uovo”, edito da Lo stampatello,
  • “Una scatola gialla” di Bohem Press

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Per le domande sulla traduzione in simboli Sante Bandilari ha risposto qui  ad alcuni dubbi.

Questi sono alcuni dei libri che ho scovato ma ci sono una marea di altri titoli che voglio segnalarvi: “La meraviglia” di Loricangi (Fulmino Edizioni), “I sogni d’oro” (Kite Edizioni), “Provo a dire abracadabra” (Camelozampa), e “Zootica” (Ippocampo edizioni) per guardare lo stesso paesagggio attraverso gli occhi di 20 animali diversi, ed ovviamente “La bambina dei libri “ di Oliver Jeffer.

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Dopo la Fiera, corsa in direzione della biblioteca Sala Borsa. Uno dei miei luoghi preferiti di Bologna. 

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Ero convinta avessero organizzato qualche installazione in occasione dell’evento. Non mi sbagliavo. Ho trovato una mostra interattiva per esplorare l’albo illustrato e i tanti modi per interagire con esso: manipolare, allungare, sbattere, muoversi, far suonare, giocare, ovvero leggere. Dai Prelibri di Munari fino alle app. C’erano delle Teche di vetro in cui si potevano sfogliare e toccare libri di materiali diversi, guardarli sotto lenti e luci speciali. 

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Inoltre l’intera città aveva messo su i vestiti migliori per questa occasione. Ho trovato una Bologna piena di illustrazioni e di quel fascino grezzo che riesce a trasmettere.

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È stata una giornata ricca di bellezza ma con una nota negativa. All’interno del padiglione, avevo un appuntamento con una mia cara amica marchigiana e il suo piccolo, Noa di 3 anni. Arrivata all’ingresso, le è stato negato l’accesso. Sbalordite, chiediamo spiegazioni e ci riferiscono con poco garbo, che l’accesso ai bambini non è consentito. Siamo sorprese perché sul sito non c’era nessun tipo di riferimento, scrivere “Vietato l’ingresso ai bambini” è poco etico. Per cui, DOPO, l’acquisto del biglietto abbiamo avuto questa tremenda sorpresa. Da una parte capisco la motivazione di base ma ad una fiera come questa, in tutta questa meraviglia, nell’enorme padiglione, un luogo dedicato a loro era quasi obbligatorio. Inoltre, durante lungo il percorso ho visto (per fortuna) molti bambini.

Perché è un diritto riservato solo ad alcuni eletti?

Da Bologna mi porto dietro tanti stimoli, nuove conoscenze, una dose massiccia di emozioni ed idee e soprattutto speranza. Se migliaia di persone si radunano per celebrare e condividere la letteratura dell’infanzia, vuol dire che qualcosa di meraviglioso lo stiamo creando.

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Insomma, vale la pena tornarci l’anno prossimo. Appuntamento dal 26 al 29 marzo 2018.

Voi siete mai andati al Bologna Children’s Book Fair? Cosa vi ha colpito? Raccontatelo nei commenti, sono davvero curiosa di ascoltare la vostra esperienza.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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