Lavorare come educatrice ad Amburgo: il racconto di Caterina

Il web ci dà la possibilità di creare delle relazioni e ampliare la nostra conoscenza. Una delle tante persone che ho conosciuto è Caterina, una educatrice veneta che insieme alla sua famiglia fatta di un marito e due figlie, si è trasferita prima in California e dopo in Germania, ad Amburgo. Scrive della vita lontana da casa nel suo blog “Vita fuori porta” racconta la loro vita lontana da casa. Attualmente lavora in un asilo della Croce Rossa e mi ha raccontato come funziona l’educazione infantile ad Amburgo. 

Caterina, mi racconti com’è l’organizzazione tedesca dei servizi per l’infanzia?

Ti parlo solo di Amburgo perché in tutta la Germania ci sono condizioni differenti. L’organizzazione qui riguardo la fascia 0-6 si divide in 3 grandi categorie. La prima è il classico asilo. Il Kindergarten prevede il nido fino ai 3 anni. Successivamente c’è il gruppo Elementar  che va dai 3 ai 6 anni. Offrono questi servizi delle realtà private. Possono essere grosse come la croce rossa tedesca o grandi “franchising” nel campo educativo. Oppure ci sono le chiese (cattolica, anglicana e luterana ad esempio) ma con grande libertà di iscrizione. L’apparenza al credo non è un must ma devi essere cosciente dei festeggiamenti legati ad una particolare religione. Accettano anche coppie miste e non sono strettamente religiosi come lo intendiamo noi. Altri privati si specializzano nella doppia lingua come tedesco e inglese, oppure ci sono moltissimi asili bilingui tedesco-spagnolo. Nel mio personale asilo, c’è un gruppo che si specializza nel bilinguismo tedesco italiano. Inoltre possono esserci anche piccoli privati. Ognuno ha una peculiarità diversa. La seconda categoria è il   Tagesmutter/Tagesvater, ovvero dei privati che in casa si prendono cura dei bambini. Infine abbiamo il Betreute Spielplätze, dei parchi giochi con servizio educativo all’aperto, dedicati dai bambini dai 12/18 mesi fino ai 6 anni di età. È un servizio sempre attivo, in ogni stagione e con ogni condizione meteorologica. Sono aperti dalle 8 fino alle 13.30 circa. È un servizio educativo a tutti gli effetti, che fa anche l’inserimento.  Ci sono delle piccole casette di legno, è molto flessibile negli orari di accoglimento e questo consente di lasciare il bambino anche per pochi giorni o poche ore a settimana.

Sono servizi statali o a pagamento?

Sono servizi privati ma sono tutte proposte a completa disposizione delle famiglie. Amburgo garantisce 5 ore gratuite giornaliere di asilo per tutti a partire dai 12 mesi del bambino. Il costo delle restante ore viene pagato in base al reddito e dipende dalle ore in cui i genitori sono impegnati nel lavoro. La quota (più o meno) massima che si paga per 10 ore al giorno di asilo è di 200 Euro al mese. Lo studio, la formazione nel senso più ampio e i corsi di lingua sono parificati al lavoro dunque l’asilo è assicurato per tutto il periodo in cui si è impegnati nell’attività formativa. Se fai l’università hai diritto ad 8 ore gratuite per tuo figlio all’asilo. Alcuni asili (come quello in cui io lavoro) prevedono l’acquisto extra di pacchetti di ore al di fuori delle ore strettamente garantite. Non è però ovunque possibile. Esistono anche dei Kindergarten che offrono servizi particolari come un rapporto particolarmente vantaggioso tra educatori e bambini e cibo a provenienza completamente biologica. In questo caso la famiglia deve pagare una retta aggiuntiva. Il sistema ad Amburgo non presenta differenze di prezzo. A esclusione dei Betreute Spielplätze che costano 1,50 Euro all’ora. La scelta di un Kindergarten piuttosto di un altro o di un Tagesmutter o di un Tagesvater ricade sulla famiglia.

Ottime alternative. Ci sono altri aiuti statali per le famiglie?

Ogni famiglia con figli riceve infine un contributo (Kindergeld) che non dipende dal reddito:

  • 192 Euro (a testa) per i primi 2 figli,
  • 198 Euro per il terzo figlio,
  • 223 Euro dal quarto in poi

Sono inclusi anche i figli adottivi, in custodia o genitori single. Questo vale per tutto il tempo in cui il figlio resta a carico della famiglia (anche ad esempio durante l’università). Per richiedere questo assegno basta essere residenti.

È molto interessante. Mi racconti invece com’è organizzato il sistema scolastico ?

L’asilo tedesco raggruppa i bambini in due fasce d’età. Il Krippe Gruppe, fino ai 3 anni e l’Elementar Gruppe, fino ai 6 anni. Poi inizia un anno di Vorschule, letteralmente pre scuola, e si tratta di una peculiarità di Amburgo. La Vorschule si può fare all’asilo oppure nelle scuola elementare dove il bambino poi verrà iscritto alla prima classe. Alla Vorschule NON si impara a leggere e scrivere ma si ha un primo assaggio delle routine scolastiche. Si svolgono dei primi semplici compiti di concentrazione. Si gioca molto. C’è molto questa mentalità di far giocare i bambini il più possibile. Qui l’anno viene diviso in modo diverso. I bambini che fino a fine giugno compiono i 6 anni vanno a scuola, gli altri vanno a scuola l’anno dopo, ovvero da luglio a dicembre vanno con l’anno successivo. Con i quattro anni di Grundschule (che corrisponde alle nostre elementari) inizia la scuola dell’obbligo. Non ti ho detto che l’obbligo scolastico in Germania è preso MOLTO seriamente. Non esistono “settimane bianche” o weekend lunghi. Per saltare un giorno di scuola bisogna essere malati, oppure richiedere un permesso speciale che viene rilasciato solo in casi rarissimi e a totale discrezione della scuola (ad esempio un lutto familiare). In nessun caso è consentito prolungare le vacanze nemmeno di un giorno. A scuola viene impiegato un metodo empirico. Non ci sono compiti a casa: il lavoro di esercizio viene svolto a scuola e non ci sono voti fino all’ultimo o al penultimo anno della scuola elementare. Dopo la scuola primaria si sceglie se proseguire con il Gymnasium, ovvero il nostro liceo, composto da 8 anni di scuola. Oppure il Statteilschule, la scuola più professionale, che consente di fermarsi prima con titoli di studio intermedi. Dopo soli 4 anni di scuola primaria il bambino deve dunque affrontare una prima grossa decisione. Si tratta di una scelta importante e spesso viene vissuta con apprensione e stress dalle famiglie (italiane e non). I bambini sono ancora piccoli e si teme non siano ancora in grado di compiere una scelta consapevole.

Come funziona la progettazione educativa?

Qui mi piace molto il fatto che ogni 2 settimane c’è una riunione di tutto il team con la direttrice e la vicedirettrice della struttura in cui viene fatto il punto della situazione. Si discutono gli eventi pedagogici di rilievo, i casi difficili, i rapporti con i genitori, le uscite, o come meglio gestire l’aiuto ai bambini e alle famiglie provenienti dalla Siria. A conclusione viene sempre redatto un protocollo ufficiale. Una volta ogni due settimane, si discute e ufficializza la progettazione relativa alla classe. La pianificazione e la discussione all’interno del gruppo si verifica naturalmente su base quotidiana, ma si cerca tuttavia di ricavare del tempo, lontano dalla frenesia delle attività di ogni giorno, per discutere vari temi d’interesse: dall’andamento del gruppo, all’elaborazione di strategie e metodologie adeguate, in grado di rispondere ai bisogni del singolo bambino all’interno del gruppo. Nella nostra struttura seguiamo i sette principi fondamentali della Croce rossa: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, unità, universalità. C’è un grosso lavoro di formazione e progettazione. Mi viene proposta continuamente formazione, che rientra nelle ore di lavoro. Qui la formazione vale ed è tenuta in grande considerazione. C’è la possibilità di conoscere, di informarsi per fare le cose in modo diverso, migliorandoci.

Mi ritrovo molto anch’io in questo racconto.  Tu cosa hai fatto per iniziare a lavorare lì? Hai dovuto frequentare dei corsi extra?

Nulla di particolare. Io mi sono laureata in Italia in Scienze dell’educazione e qui ho fatto un corso di lingua. È fondamentale avere una base di tedesco perché è un lavoro a stretto contatto con le persone. Questo per me è stato sufficiente. Ho inviato il curriculum e fatto un colloquio. Non so se sono stata fortunata io, ma il percorso formativo affrontato in Italia è stato sufficiente.

Hai ricevuto delle discriminazioni come straniera o semplicemente “italiana”?

No. Il fatto di lavorare per la Croce rossa aiuta, alla firma del contratto dichiari di essere consapevole che qualsiasi forma di razzismo o discriminazione non è contemplata. Entri a far parte di un mondo, in cui nessun tipo di discriminazione è tollerata. Ci sono talvolta piccoli sottintesi, alcune colleghe affermano ad esempio che il gruppo italiano sia sempre il più rumoroso o che gli inserimenti siano particolarmente lunghi… Non si tratta certo di discriminazioni quanto di piccoli cliché che ci seguono un po’ ovunque.

Se invece un ragazzo di Amburgo volesse diventare un educatore, quale percorso dovrebbe fare?

Ci sono vari modi. Un esempio semplice per diventare educatore (Erzieher) o educatrice (Erzieherin) è frequentare una scuola di altri due anni dopo la maturità al Gymnasium. Così si diventa SPA ovvero Sozialpädagogische Assistent, tradotto letteralmente assistente pedagogico sociale. Dopo ci sono altri 3 anni di scuola. Al termine di questo percorso, (3+2) si diventa educatore. In entrambe, la pratica occupa una grossa parte del tempo di studio, 2 giorni di lavoro e 3 giorni di scuola. Non c’è solo teoria.

Riesci a dirmi qualcosa dell’inclusione per gli studenti disabili nelle scuole?

Qui ci sono delle scuole che in Italia definiremmo speciali e classi con integrazione. Da quest’anno mia figlia Emma frequenta la prima elementare e la sua è una classe integrativa, c’è un bambino con bisogni speciali ed è per questo che oltre all’insegnante, è sempre presente un’altra insegnante che ha affrontato un percorso formativo speciale orientato al sostegno. Quello che noto qui, è come i disabili siano molto indipendenti, ad esempio prendono i mezzi pubblici, hanno un lavoro, vivono una vita inclusiva e integrata nella società.

Come sono gli stipendi per gli educatori?

Con 30 ore alla settimana, la base di partenza si aggira attorno ai 1300 euro  netti. L’anzianità di servizio conta tantissimo, si può crescere lungo il percorso. È quanto hai lavorato sul campo, che ti dà la possibilità di accedere a degli stipendi più alti. Negli anni passati, ci sono stati molti scioperi a sostegno degli educatori, spesso anche con il supporto dei genitori per ottenere stipendi più alti in linea con le responsabilità richieste da questa professione.

Invece il rapporto numerico tra educatori e bambini?

Un educatore a sei fino ai 3 anni, uno a 11 per la fascia dai 3 ai 6 anni. L’età minima di solito è dai 12 mesi in su. I genitori hanno la possibilità di prendere maternità e paternità (si chiama Elternzeit ovvero tempo dei genitori). Ci sono molte famiglie che (accettando una riduzione dello stipendio) restano a casa dal lavoro, per dedicarsi alla cura dei figli. Molti di coloro che ancora non hanno bambini in età scolare, approfittano e viaggiano addirittura attorno al mondo con i figli per 3/6 mesi.

 Mi racconti qualcosa dell’Educazione outdoor ad Amburgo?

C’è un tipico detto Amburghese, ovvero “Non esiste un meteo cattivo, solo un abbigliamento sbagliato” “Es gibt kein schlechtes Wetter, es gibt nur falsche Kleidung!”. Qui è importantissimo giocare fuori, sporcarsi, vivere all’aperto. I genitori si innervosiscono se i bambini non giocano molto in giardino. Si fanno moltissime gite nella città, anche di giornate intere, con i bambini più piccoli. Ci sono degli asili che organizzano anche gite di più giorni o una settimana. È la normalità vedere ciò che la città offre, e vivere oltre i cancelli della scuola. La vita è fuori dalle aule scolastiche. Ai bambini viene spesso data la possibilità di trascorrere una notte avventurosa e dormire tutti insieme all’asilo.

Che meraviglia! Oltre a quello che mi hai raccontato, ci sono degli aspetti che ti piacciono particolarmente dell’educazione tedesca?

Mi piace il fatto che i bambini decidano e abbiano una voce nelle scelte. Nella nostra struttura c’è un organo ufficiale che si chiama il consiglio dei bambini: Kinderrat. Da ogni gruppo (anche nel gruppo dei piccoli dai 6 mesi ai 3 anni), vengono eletti dei rappresentanti che ogni due settimane si incontrano con la direttrice. Bevono il tè e mangiano biscotti per rendere l’evento più allettante. L’importante è creare questo feeling di democrazia che mi piace molto. Tu sai che anche se sei piccolo hai una voce e puoi dire la tua sulla vita all’asilo. Ad esempio se si deve comprare un gioco nuovo per il giardino, i bambini del Kinderat, dopo essersi consultati con gli altri amici del loro gruppo, portano le loro esperienze e pareri al consiglio dei bambini dove poi viene deliberato (con la supervisione di un adulto) come procedere in maniera effettiva. Ad esempio, insieme al cuoco, e ai bambini, decidiamo che cosa ci piacerebbe mangiare. Ogni gruppo ha il suo desiderio e di tanto in tanto decide cosa si può mangiare, anche le patatine fritte o il budino e il gelato sono ammessi! Un’altra cosa che qui mi piace molto è la libertà di vestirsi come si vuole. Se mia figlia un giorno vuole andare all’asilo vestita da pirata, ci va anche se non è carnevale. C’è molta libertà di espressione, anche con i vestiti. Il maschietto a cui piace il rosa, va all’asilo o a scuola in rosa o con la gonna senza problemi. Mi rendo conto che in Italia, anche dai genitori stessi, un atteggiamento del genere per il momento è ancora tabù. Mi sento privilegiata qui ad avere questa libertà, soprattutto come genitore. Lo apprezzo molto. Non è sempre facile, culturalmente ci sono tante cose con cui faccio fatica qualche volta.

Mi fai qualche esempio?

Durante il colloquio con una mamma, sostenevo di essere molto contenta del rapporto con suo figlio perché abbiamo instaurato una buona relazione, con un abbraccio riesco a consolarlo facilmente. Lei mi ha risposto con naturalezza che a casa non si abbracciano molto, c’è poco contatto fisico fra di loro. Questo è un aspetto che ho notato come educatrice di bambini piccoli. Io uso davvero molto l’abbraccio e il contatto fisico ma è un aspetto culturale che deriva dal nostro modo di esser cresciuti ed educati. La mamma non si è arrabbiata del fatto che io abbracci il figlio e io non mi sono stupita a sentire che c’è poco contatto fisico. È un bambino felice con una famiglia nella norma. Si percepisce questa differenza culturale. Il contatto fisico,  a volte, è la riposta per me più facile, anche a causa della barriera linguistica che, nel mio caso, non è del tutto superata. È immediato e più facile per entrambi le parti, per chi lo dà e il bambino che lo riceve. 

Ci sono invece degli aspetti che non ti piacciono?

Come adulto, dal punto di vista interpersonale, un aspetto che non mi piace è la schiettezza delle reazioni e della comunicazione e che a volte percepisco come rude o maleducata. Ma è solo una percezione personale. In Italia siamo abituati forse a qualche sorriso in più. Mi piacciono molto le possibilità che ci sono per l’infanzia, la libertà che c’è. Mi piace e mi sento privilegiata ad aver cresciuto le mie figlie qui. I bambini non vengono obbligati a togliere il ciuccio o il pannolino. Un bambino può anche passare al gruppo dei “grandi” anche se ancora porta il pannolino. Credo che in Italia la scuola dell’infanzia preveda invece bambini da questo punto di vista indipendenti. È molto importante giocare, essere bambini il più possibile. Ci sono delle mamme italiane che hanno avute esperienze della scuola italiana che si lamentano della didattica, del fatto che qui si imparino “meno cose”, ma io ormai sono inserita così tanto nel sistema e non avendo esperienze di scuole in Italia, sono convinta che mi piacerà il sistema scolastico di Amburgo.

 Con la lingua come ti sei organizzata? Immagino lavorerai in tedesco.

La lingua è stata dura. L’inglese non è mai stato un problema. Ho creduto di esser portata con le lingue finché sono arrivata qui. I primi anni ho parlato inglese, poi ho fatto un corso di tedesco intensivo e ho sempre cercato di migliorarlo ma sono rassegnata al fatto che non avrò mai un livello di tedesco perfetto. Qui si vive anche solo con l’inglese e ci sono tanti asili che richiedono educatrici madrelingua inglese.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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