Perché educare al silenzio

Chiunque sbarchi in un paese straniero nordico, si sarà accorto di quanto silenzio si respiri per strada. All’inizio ero sconvolta di come alle 7 di mattina,  nonostante la metropolitana fosse colma di gente, vi era il silenzio assoluto.

Nei mezzi di trasporto, per strada, così anche nelle nursery e scuole. Soprattutto quelle a stampo montessoriano.

In una epoca super caotica in cui il rumore fa da colonna sonora ovunque in qualsiasi occasione e il chiasso è una regola ordinaria in cui si vivono le relazioni interpersonali. Spesso si ha la sensazione che le parole non abbiano lo spazio necessario per essere recepite né capite né ricordate. Perché se non c’è silenzio, non si può parlare ma nemmeno ascoltare. Questo dovremmo comprenderlo prima noi educatori e poi trasmetterlo.

I rumori forti ci invadono ma siamo sicuri che siano necessari? Non sono funzionali all’apprendimento, nè al benessere sociale e interiore. Ormai siamo così assuefatti che anche i bambini, abituati ad essere sovraccaricati di input uditivi, si adattano ma con conseguenze dannose.

Sono quasi infastiditi dal silenzio, comunicano urlando anche quando non è una necessità, ricercano il chiasso come se fosse obbligatorio.

Provate a misurare i decibel nelle vostre classi o centri con un fonometro o con una delle numerose app del vostro smartphone. Vedrete che sarete sconvolti.

Educare al silenzio significa imparare ad apprezzarlo e ricercarlo nella nostra quotidianità. A non concepire imbarazzanti i momenti in cui si crea una pace uditiva ma anzi ricercare e costruire una realtà volta alla serenità del suono.

Per questo, trovo molto interessante come Maria Montessori abbia sviluppato questo aspetto.  Negli ambienti montessoriani, il silenzio non serve per riportare la tranquillità in classe ma ha un altro scopo.

Favorisce la concentrazione, stimola la capacità di mettersi in ascolto di se stesso, degli altri e dell’ambiente esterno con estrema tranquillità.

In questo assetto, i bambini imparano a provare piacere nel ricevere informazioni, non solo nel parlare. Per lavorare (si nel gergo Montessori si usa questo termine) bisogna concentrarsi e serve la quiete. Per pensare a cosa si vuole fare, per scegliere con che materiali, per capire come voglio svolgere la mia attività, se voglio provarci da solo o chiedere aiuto.  

Maria Montessori sviluppò questa pratica in seguito a un episodio curioso: mentre teneva in braccio un bambino addormentato, invitò gli alunni a osservarlo e tutti si tranquillizzavano. Li incoraggiò quindi a rimanere in silenzio e i bambini, incuriositi, iniziando a percepire il respiro del piccolo e tutti gli altri rumori circostanti che di solito sfuggono all’udito.

In La scoperta del bambino, Maria Montessori racconta molto bene questo episodio.

Essi guardavano la mia piccina con un misto di tenerezza e di gioia: non avevamo ancora pronunciato una parola. Io dissi: ‘Vi ho portato una maestrina’. Sguardi sorpresi, meravigliati, risa. ‘Una maestrina, sì, perché nessuno sa stare fermo come lei. Tutti i piccini si aggiustano fermi al loro posto. Le gambe però nessuno le tiene ferme come lei. Tutti aggiustano con cura le gambe perché siano composte. Io li guardo sorridendo: ‘Sì, ma non saranno mai ferme come le sue: voi un poco le muovete, ma lei no. Nessuno può essere come lei.

I bambini sono seri, sembra che sia penetrata in loro la convinzione della superiorità della maestrina. ‘Nessuno poi sta zitto come lei’. Silenzio generale. ‘Non è possibile star proprio silenziosi come lei, perché… Sentite il suo respiro come è delicato; avvicinatevi in punta di piedi’. Alcuni si alzano e si avanzano adagio adagio in punta di piedi, sporgendo la testa e volgendo l’orecchio verso la piccina. Gran silenzio. […] I bambini guardano stupiti; non avevano mai pensato che, anche fermi, si fanno dei rumori e che il silenzio dei piccoli è più profondo del silenzio dei grandi“.

Dal racconto emerge bene il fascino che la situazione ha sui bambini, l’attenzione nel gestire ogni singolo movimento e mantenere il massimo controllo di sé. Per cui lei propose quindi una vera e propria lezione del silenzio all’interno delle sue Case dei Bambini.

Una volta riuniti tutti i bambini, la maestra li invitò con calma e pacatezza a far scendere il silenzio, mantenendolo lei per prima. Quando tutto tace, al punto da riuscire ad udire suoni altrimenti celati (il ticchettio dell’orologio a parete, il cinguettio degli uccelli in giardino…), la maestra avvisa i bambini che sentiranno una voce leggera chiamarli per nome. Allora, con grande attenzione, dovranno alzarsi uno alla volta e raggiungerla, cercando di non rompere lo stato creato:

Ogni chiamato si alzava silenziosamente, cercando di non muovere la sedia e camminava in punta di piedi così impercettibilmente da non farsi quasi sentire”.

I bambini riescono a raggiungere attivamente il silenzio e a mantenerlo. Questo ha dei benefici notevoli sul loro sviluppo uditivo, perché acquisiscono maggior consapevolezza dei suoni e dei rumori dell’ambiente e di quelli prodotti da loro. Inoltre, incoraggia a comprendere di più il proprio corpo, imparando a padroneggiare i movimenti e a gestire l’equilibrio.

Come fare tutto questo in classe?

Innanzitutto, abbassare il nostro tono della voce. Sappiamo che noi italiani, siamo un popolo rumoroso ma credetemi non ce ne rendiamo davvero conto fino a quando non sbarchiamo in terra straniera, e non come turisti. La reale consapevolezza di quanto siamo chiassosi arriva quando ci si trasferisce all’estero e si nota questa estrema quiete ovunque. Anche in luoghi affollati.

Abbassiamo sempre il nostro volume, anche quando siamo circondati da rumori fastidiosi.

Non rispondere mai con le urla anche in mezzo al caos, anzi usate la bassa voce e il “Shhh abbassiamo la voce, c’e’ molto rumore”.

Io uso spesso la musica classica in classe, sempre ad un volume basso e i bambini hanno capito nel tempo che bisogna rimanere sotto quel livello di suono. Non è una costrizione e nessuno vuole far tacere i bambini per punizione ma è proprio una condizione necessaria all’armonia della classe, primi fra tutti i piccoli protagonisti.

Vedrete che se sarete di buon esempio, loro vi seguiranno.

Quando il silenzio diventa piacevole e quasi automatico, si possono scoprire i suoni piacevoli che gli ambienti ci offrono. In questa situazione che il silenzio diventa una fonte di sapere, di conoscenza, di ricerca e scoperta.

Si possono organizzare attività piacevoli che riscoprono la bellezza del comprendere i diversi linguaggi sonori.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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