Da 0 ai 100 anni: quando l’asilo nido incontra un RSA per anziani

Come professionisti delle relazioni, sappiamo quanto sia importante creare rapporti sociali validi, non solo dal punto di vista dei servizi ma anche per l’aspetto di confronto più basico. Durante uno di questi incontri di scambi professionali, o meglio chiamati Caffè pedagogici, ho conosciuto Marta, pedagogista dell’asilo nido “La tana dei cuccioli” di Meda.

Nei mesi scorsi ha realizzato un progetto interessante che ha visto la collaborazione di due servizi tanto importanti quanto spesso sottovalutati: il suo asilo nido e la Fondazione G. Besana O.N.L.U.S., RSA per anziani.

Per questo motivo, le ho chiesto di raccontarci questa esperienza.

Com’è nata l’idea?

È nata in un’aula dell’università, nel corso di un laboratorio. Quando con alcuni colleghi si è progettato un servizio che potesse accogliere anziani e bambini insieme. Terminato il laboratorio, ho continuato a pensare quanto potesse essere arricchente coinvolgere in uno stesso progetto i bambini del nostro nido e gli anziani di un centro diurno che è nel nostro territorio. L’idea di partenza, semplice e intuitiva nella sua fondatezza, era che gli anziani e i bambini stanno bene insieme e possono essere una ricchezza gli uni per gli altri. Il nostro ruolo, in quanto istituzione educativa, è essenziale per promuovere iniziative all’insegna della partecipazione e inclusione in quanto la pratica intergenerazionale non può essere frutto di esperienze isolate o improvvisate. Cosí ho messo sulla carta il progetto e l’ho sottoposto alla direzione della Fondazione Besana, che si è dimostrata entusiasta…Si poteva partire…

Comprendo l’idea di partenza, ma avevate motivazioni più profonde? Su quali idee teoriche vi siete basati?

La pratica intergenerazionale ha un’importante valenza sociale: incentiva l’apertura verso l’altro, il dialogo autentico e l’accettazione delle diversità. Si tratta di occasioni di mutuo apprendimento che possono apportare benefici ad entrambe le generazioni in quanto i bambini sanno fare cose che gli anziani non hanno mai provato a fare o non sanno fare più; gli anziani hanno, però, un patrimonio di storia e di esperienza che i bambini non hanno ancora accumulato. Insieme possono costruire un’intercultura nuova, adatta ad una fase storica di alta problematicità, fatta di incertezze, di crisi, ma anche di stupefacenti intuizioni.

Inoltre, per i bambini del nido l’incontro con gli anziani avrebbe permesso di allacciare relazioni significative con altri adulti diversi dalle educatrici. La  gestione del tempo quotidiano nelle nostre città non facilita gli scambi tra generazioni. Si ha la tendenza a concepire i diversi momenti della giornata come spazi e tempi monogenerazionali; i bambini stanno con i bambini, gli anziani con gli anziani. Lo scambio e l’incontro fra età diverse diventa pertanto raro e gli ambienti di vita e quelli educativi perdono la loro dimensione di comunità, di inclusione delle differenze anche anagrafiche, di appartenenza a un contesto vitale ampio.

Come avete progettato gli incontri?

Abbiamo pensato a tre incontri presso il centro diurno e a un incontro presso il nido. Dopo tutto il lavoro di progettazione, pianificazione e organizzazione, il 25 maggio 2018, un venerdì, 4 bambini e le educatrici del gruppo dei “grandi” sono andati a fare conoscenza di alcuni ospiti del Centro Diurno della Fondazione.

Com’è andato il primo incontro?

Li abbiamo accompagnati, curiose di vedere come le parole scritte nel progetto si trasformassero in comportamenti, voci, incontri concreti. Uscendo dal nido, anche il cielo ha approvato il progetto: era azzurro e limpido come raramente è accaduto in questa primavera. Non un capriccio né una protesta: giubbino, cappello e scarpe, i bambini si sono preparati velocemente per uscire. Quando, poco dopo, siamo arrivati, i “nonni” erano già nel salone ad aspettarci. Ci hanno guardati sorridendo quando siamo entrati. Sorrisi dolci, che hanno fatto brillare gli occhi di un’emozione nuova. I bimbi si sono avvicinati, un po’ sorpresi di trovarsi in un ambiente così grande. Guardavano i nonni, ricambiando i sorrisi e hanno accolto l’invito delle educatrici a cantare una canzoncina. Anche i nonni hanno seguito il ritmo ripetendo i movimenti dei bambini. Si sono studiati reciprocamente, così diversi eppure così simili. Come programmato, dopo una merenda insieme, abbiamo letto un albo illustrato che già conoscevamo, “Un Gioco” di Tullet. I nonni si sforzavano al massimo di essere espressivi e ci sono riusciti benissimo. I bambini conoscevano nel dettaglio la trama e partecipavano alla narrazione: intervendo, anticipando le risposte, ascoltando rapiti. Il tempo è passato veloce, alla fine della lettura abbiamo chiesto se c’era qualcuno che avesse voglia di raccontare una storia… Si è alzata, senza che nessuno se lo aspettasse, Vittoria, la bambina più taciturna e introversa del nido… E poi si è alzato Sebastiano, uno degli ospiti del centro Diurno, e ha chiesto anche lui di raccontare. È stata un’emozione fortissima…narrar-si aiuta a restituire al proprio essere dignità e senso, in una società del qui e ora che troppo spesso dimentica gli anziani. Intorno alle 11,00 ci siamo preparati per il rientro al nido: bambini e anziani pranzano presto. Hanno davvero gli stessi ritmi. I nonni hanno regalato un animaletto in gomma crepla costruito da loro stessi nei giorni precedenti e ci siamo salutati con baci e abbracci davvero sinceri. I due incontri successivi, si sono svolti molto simili al primo: carichi di emozione, gioia, voglia di condividere storie ed esperienze. In un’occasione abbiamo preparato gli gnocchi. L’attività proposta ha reso molto felici i “nonni”, soprattutto Paola e Lori che subito si sono proposte come cuoche, ricordandoci che un tempo spesso cucinavano per le loro famiglie. Si sono creati piccoli legami all’insegna del calore, dell’affetto e del sostegno reciproco. I bambini, che erano pochi, hanno beneficiato di maggiori attenzioni e cure nei loro confronti, mentre per gli anziani è stato importante il sentirsi necessari e apprezzati. Nell’ultimo incontro presso il centro diurno, partendo da una lettura di un altro albo che i bambini conoscevano bene, abbiamo proposto a tutti di dipingere liberamente. Alcuni nonni, come può accadere quando si fanno proposte del genere, hanno preferito osservare, convinti di non essere più in grado di dipingere e di non possedere abilità artistiche. Li abbiamo incoraggiati, grazie anche all’entusiasmo dei bambini, e molti di loro si sono lasciati andare alla pittura e al colore, sporcandosi le mani e anche un po’ gli abiti. Nonni e bambini hanno creato un meraviglioso dipinto colorato, con impronte di mani, macchie di colore, miniature…L’abbiamo lasciato a loro, perché avessero un ricordo tangibile delle giornate passate con i bambini e perché i “nonni” potessero rivedere ciò che avevano creato con i bambini, venirne gratificati e far conoscere l’attività anche all’esterno, ai parenti e ai visitatori.

L’ultimo incontro al nido invece?

Eravamo un po’ preoccupate, i nostri spazi a misura di bambini sarebbero stati abbastanza confortevoli? Ci siamo messe di grande impegno e abbiamo creato un angolo in cui i nonni avrebbero potuto partecipare comodamente alla mattinata del nido, costruendo in un ambiente che è a misura di bambino degli angoli in cui i “nonni” potessero essere a loro agio…sedersi comodamente…appoggiarsi…È stato emozionante vederli entrare nei nostri spazi, stupirsi dei piccoli arredi, vederli accarezzare e stringere i bambini che piangevano. Il contatto con gli anziani ha portato, quella mattina,  i bambini a ritmi più lenti, rendendoli più tranquilli e portandoli a concentrarsi di più. A loro volta gli anziani, nel rapporto con i bambini, sembravano tornati adulti responsabili…sono riaffiorate tracce di esperienze lontane, intime, vissute come genitori in un momento della vita in cui tutto sembra contrarsi.

Che conclusioni avete tratto da questa esperienza?

Si può dire che gli anziani ne hanno tratto beneficio perché stimolati dalla creatività e dalla vivacità dei bambini e ne hanno tratto beneficio anche i bambini, perché hanno appreso che si può accogliere e rispettare l’altro da noi, contrastando l’indifferenza che attraversa molta della società attuale. L’esperienza è riuscita ad avvicinare due universi all’apparenza distanti, ma in realtà con molti tratti in comune: due generazioni caratterizzate dal bisogno di cure, di premure e di affetto. Ed è proprio questo che permette all’incontro di avvenire in modo fluido e di non paralizzarsi davanti alle diversità. Spesso si ritiene che i bambini del nido siano troppo piccoli per determinate esperienze ed è invece utile avere fiducia nelle loro capacità e farle emergere tramite progetti calibrati alla loro età. Gli anziani rappresentano sia la dimensione della regola che quella dell’affetto, aspetti fondamentali nell’educazione dei più piccoli, e il nido potrebbe usufruire della loro presenza per facilitare la gestione del gruppo di bambini e dare un impulso positivo alla loro crescita.

Ci sono state delle critiche o qualche opposizione? Da parte delle famiglie?

Le famiglie si sono dimostrate tutte entusiaste e d’accordo in merito al fatto che questa esperienza di scambio potesse rivelarsi una grande fonte di apprendimento per i bambini, soprattutto per quelli che non hanno i nonni o che li hanno lontani (e nel nostro servizio sono molti in questa situazione).

In caso vorreste replicare l’esperienza, c’è qualcosa che cambiereste?

Replicheremo l’esperienza anche alla fine di quest’anno educativo. Al momento posso dirti che avremo più cura del momento in cui si va dal nido alla RSA: nel corso dell’ultimo incontro ci siamo recati là a piedi ed è stato un momento molto educativo perché i bambini hanno fatto esperienza del territorio e, camminando, abbiamo impiegato il tempo per prepararli a che avrebbero vissuto in occasione dell’incontro con i “nonni”. Non so dirti che cosa di altro cambieremmo…ma non sono certa che tutto si ripeterà identico perché i bambini che quest’anno potranno vivere quest’esperienza sono diversi da quelli che l’hanno vissuta lo scorso anno.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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