“I maschi non piangono!” – Libri che combattono gli stereotipi maschili di genere

Cosa può trarre di positivo un maschio dall’arrogante presunzione di appartenere a una casta superiore soltanto perchè è nato maschio? La sua è una mutilazione altrettanto catastrofica di quella della bambina persuasa della sua inferiorità per il fatto stesso di appartenere al suo sesso.” Elena Gianini Belotti, 1973, dal saggio “Dalla parte delle bambine”.

In un periodo in cui siamo invasi da un’ondata di violenza verbale verso tutto ciò che è diverso, c’è la necessità di lavorare verso un’educazione paritaria che possa accompagnare i più piccoli nella costruzione di costrutti mentali e relazionazionali il più possibile privi di pregiudizi.

Soprattutto se toccano le aeree dell’emotività e della virilità di un bambino. Gli stereotipi di genere sono limitanti e castranti anche per i maschi che subiscono fin da piccoli dei veri e propri addestramenti su cosa significa essere “uomini”. Perchè una bambina “maschiaccio” è nei limiti culturali, ma si urla alla disgrazia se un bambino adora il rosa o vuole giocare solo con le barbie.

Come sempre, i libri possono aiutarci! Non si sostituiscono agli esempi quotidiani e alle relazioni ma possono essere un valido aiuto. 

Su questo, ci sono due case editrici che hanno fatto di questa battaglia la loro bandiera.

Come edizioni Giralangolo con la collana sottosopra. Curata da Irene Biemmi, pedagogista e ricercatrice di pedagogia di genere,  è stata ideata con l’obiettivo di promuovere un immaginario alternativo attraverso libri illustrati orientati al principio dell’identità di genere e a raccontare quanto maschi e femmine siano uguali.

I protagonisti di questi libri sono bambine e bambini, donne e uomini, liberi di agire, pensare e comportarsi senza vincoli legati al proprio sesso biologico di appartenenza. Si rivolge a lettrici e lettori giovani, dai 4 agli 8 anni. Fasce d’età nelle quali si giocano in maniera decisiva i processi di identificazione di genere e dunque anche le più favorevoli per innescare un reale cambiamento.

Questi racconti parlano di società non sessiste con l’intento di rompere gli stereotipi legati al genere, attraverso una narrazione attenta, comprensibile e spiritosa.

I personaggi svolgono le attività che più amano, senza badare al fatto che queste sono attribuite, culturalmente ad un sesso specifico.

Come ad esempio, capita in “Una bambola per Alberto” in cui il protagonista sogna tantissimo un gioco particolare.

 

Desidera una bambola come quella della figlia dei vicini. Una bambola con un lungo vestitino bianco e una cuffietta, con le ciglia all’insù e con gli occhi azzurri che si chiudono con un leggero clic. La vuole per cullarla, portarla al parco, una volta a casa cambiarla e metterla a letto non senza prima averle dato il bacio della buonanotte. Questo desiderio però è improprio per un maschio, così il padre gli propone una lunga serie di giochi alternativi per riaddrizzare il figlio sulla retta via. Anche gli amici lo scherniscono con nomignoli fastidiosi come “femminuccia”. Fin a quando, la saggia nonna decide di accogliere il desiderio del nipote.  

“Ma che bisogno ha di una bambola? È un maschio!”  direbbero tante persone, proprio come dice il papà di Alberto. “Ne ha bisogno – spiega la nonna – così quando sarà un papà saprà prendersi cura del suo bambino, dargli da mangiare, volergli bene e regalargli le cose che davvero desidera”.

Una storia ci invita a smontare immaginari e stereotipi di genere anacronistici e a sostituirli con visioni rispettose dei bambini, dei loro desideri e bisogni di identificazione e differenziazione.

Una storia tanto semplice quanto fastidiosa. Alcuni genitori hanno avuto da dissentire della lettura durante un evento “Nati per leggere”.

Se il racconto di un bambino che vuole giocare con una bambola smuove ancora sentimenti negativi, è proprio il momento di raccontare storie del genere.

Come Alberto, anche Tito ha una grande sogno e lo racconta nel “Una partita in ballo”

Vorrebbe giocare a rugby, ma c’è una piccola difficoltà. È secco come un cracker e leggero come un moscerino. Dopo alcune titubanze, prende coraggio e si propone all’allenatore che, pur dubbioso, decide di dargli un’occasione. Questa notizia lo rende così felice che il bambino si ritrova a danzare per strada… Sì, perché un’altra delle grandi passioni di Tito è la danza. Gli basta sentire la musica per cominciare a volteggiare e girare come una trottola.

Ma un giocatore di rugby che ha così tanta voglia di danzare non si è davvero mai visto. Insomma, i dubbi sono tantissimi. Soprattutto quando i pregiudizi sono insiti dentro di noi, sono ancora più difficili da estirpare.

Tito indossata la divisa – sembra “un attacapanni con indosso una tovaglia”, – inizia la sua partita e riuscirà a trovare il segno caratteristico della sua personalità per giocare a rugby. Per farci comprendere anche il grande potere delle passioni.

Non è forse questo anche il compito per noi adulti, trovare il coraggio di scegliere il nostro modo per mettersi in ballo?

Un testo ironico, accompagnato da illustrazioni dinamiche e dai dettagli spassosi.

Daniele Bergesio ha vinto con Una partita in ballo il premio Narrare la parità 2017, organizzato dall’associazione Woman to Be impegnata da anni nella battaglia agli stereotipi di genere.

Altri due personaggi che non la mandano a dire sulle passioni, sono i due nonni di “Il trattore della nonna” . Già dalla copertina, si respira quel profumo di casa che sa tanto di buono.

È un albo che racconta di faccende domestiche, di gesti quotidiani, di torte impastate e di panni stesi. La nonna esce nei campi di buon’ora, insieme al trattore, che ha chiamato Signora Berta, e il carro a rimorchio, battezzato Amico Tamagnùn, e va a raccogliere la frutta dagli alberi, sfrecciando sopra le pozzanghere, con i suoi fedelissimi stivali da lavoro. Intanto il nonno è super impegnato a casa: c’è la lavatrice da far partire, le mail da scaricare, la marmellata da mettere nei vasetti e la crostata da infornare, per fare in modo che sia pronta per quando la nonna sarà di ritorno dai campi.

Due nonni che raccontano come i mestieri e i lavori possano esser interscambiabili e soprattutto possibili, familiari e naturali.

Due personaggi che rappresentano la realtà, una nonna energica nei campi e un nonno che maneggiano uova, farine e bucato. I disegni catturano l’attenzione di bambini perché raffigurano oggetti vicini alla loro realtà (i nonni, gli animali, la frutta, gli elettrodomestici, il trattore, la cucina con i suoi attrezzi…). I piccoli nominano, osservano, riconoscono, riproducono versi e rumori, e il libro diventa così un’esperienza piacevole.

Per chi storce il naso e critica “Ma chi ha due nonni così? la mia cucina e mio nonno non lava i piatti!”, posso affermare che i miei due nonni erano molto simili a quelli raccontati da Giralangolo. Ed è uno dei motivi per il quale tanto amo questa narrazione.

Basta solo imparare a conoscerli, o a cambiare il nostro sguardo ed orizzonti. Ed è proprio questo lo scopo di Settenove. Costruire narrazioni per la prevenzione della violenza di genere e all’educazione alle differenze.

Anche la casa editrice Settenove ha improtato il suo catalogo sulla narrazione di una realtà più equa.

Come “Ettore. L’uomo straordinariamente forteche racconta di un circense tanto forte quanto dolce, aggraziato e nonviolento che prova a spazzare via con un colpo di gentilezza e uncinetto gli stereotipi.

Ettore è capace di imprese davvero impossibili come sollevare con un indice due lavatrici piene di vestiti e spostare con i denti un carretto carico di elefanti. Una volta finito il suo spettacolo, Ettore si rinchiude nella sua roulotte perché ha un segreto…

“Maglia a dritto, maglia a rovescio

angora o mohair,

lane o cotone,

i gomitoli son la mia passione”

È la filastrocca che canta quando è immerso nella grande passione e che – elencando i nomi dei tessuti – rende naturale al maschile un’occupazione attribuita alle donne.

Si sa però che gli antagonisti sono sempre dietro l’angolo. Scoprono il suo segreto e fanno in modo che tutti lo sappiano! La natura però mette lo zampino a favore della passione di Ettore. Spazza via anche il circo e gli abiti indossati da tutti i circensi.

Arriva così uno scenario buffo che i bambini adorano. Ettore si ritrova a organizzare una lezione di maglia improvvisata per tutti i suoi amici completamente nudi!

Il resto della storia segue questo filone dolce e soprattutto liberatorio. La narrazione è deliziosa, con le sue illustrazioni calde e rossastre che raffigurano dei personaggi vivaci e raffinati. Un insieme armonioso in cui si colgono tanti dettagli ben costruiti.

Come in “W i nonni!”  di Cristina Obber e Silvia Vinciguerra.

“Ciao, mi chiamo Giorgio.

Oggi io e il mio papà facciamo il bagno al nonno”.

Inizia così il racconto. Il nonno si fa bello perché sta preparando una festa a sorpresa alla nonna per i loro 50 anni insieme. Giorgio e Giorgia organizzano la festa in gran segreto con i genitori e nel frattempo raccontano la vita quotidiana in famiglia, fatta di piccole e grandi cure reciproche.

Una storia allegra per affrontare il tema della cura quotidiana attraverso un racconto, in cui tutti contribuiscono al benessere comune. Bambini e papà compresi.

Perché aver cura delle persone a cui vogliamo bene è un compito di ognuno, senza nessuna preferenza di genere.

Porta con sé anche la bellezza della relazione, e questo va mostrato ai bambini. Soprattutto ai maschi, che per tradizione si vedono esclusi da un accudimento che priva anche loro di tante occasioni umanamente arricchenti.

Come lo sono le tante occupazioni a cui i bambini potrebbero rispondere alla domanda: “Cosa faremo da grandi?”

Scegliere non è semplice e spesso le pressioni da parte degli adulti complicano i desideri invece di accompagnarli. Ed è proprio qui che si nascondono preconcetti ben profondi che riguardano le parità di genere, la libertà di scelta e la garanzia che ogni bambino abbia le medesime opportunità.

Il libro ha come protagonisti Marta e Diego che dovendo svolgere in classe il tema: “Cosa vuoi fare da grande?” scoprono di voler fare entrambi le stesse cose. Anche in questa occasione, Irene Bemmi con le illustrazioni di Lorenzo Terranera, ci mostra un elenco illustrato dei possibili mestieri che i bambini potrebbero sognare di svolgere, tutti riferiti sia al maschile che al femminile. Senza associare una professione ad un genere specifico. C’è la sindaca, il maestro, la scienziata, la capotreno, il ballerino.

L’autrice sblocca anche alcune convinzioni consolidate secondo le quali la direttrice non è solo quella della scuola, ma potrebbe anche essere la direttrice d’orchestra, così come la segreteria non risponde solo al telefono, ma anche quella di un partito e via dicendo.

Considerata la rilevanza del tema, il libro ha ricevuto il patrocinio da parte dell’UNICEF Italia. Mostra ai piccoli lettori la possibilità di sognare un mestiere che segua davvero le loro passioni e non i condizionamenti esterni.

Partire dall’abbattimento delle barriere linguistiche può sostenere piccoli e grandi a immaginare e combattere una realtà più equa. Per tutti.

Perché parlo spesso della parità di genere?

Perché siamo ancora legati all’idea di tutela e della promozione della figura femminile, quando invece si dovrebbe portare avanti un discorso piu’ ambizioso che consiste nel riconoscere e valorizzare la cultura di entrambi i generi, nel pieno rispetto delle loro differenze.

Sono convinta che se avessimo iniziato a proporre un’educazione paritaria, così come ci viene raccontata in queste storie, le relazioni interpersonali e soprattutto il retaggio culturale sarebbero più paritari.

Sotto tutti i punti di vista perché da una società più equalitaria ci guadagnerebbero anche gli uomini. Per cui, strappiamo gli stereotipi dalla nostra cultura ed educhiamo alla parità senza limiti.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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