Quando un libro non basta per guarire

Le ultime ricerche confermano che siamo uno dei paesi che legge meno, ma con un altro dato positivo. La letteratura per l’infanzia è invece in crescita e i lettori più accaniti sono i più piccolini. 

Le storie sono uno strumento potente, non solo di trasmissione del sapere. Sono un sostegno allo sviluppo delle competenze empatiche e fantastiche-ipotetiche che aiutano anche il potenziamento cognitivo. Insomma, diventare degli appassionati lettori porta solo benefici. 

Proprio per questo grande atto formativo, spesso genitori e professionisti vanno alla ricerca del titolo perfetto che trasformi per magia il problema in soluzione.

Un libro è innanzitutto contenitore di una storia, il fatto che poi possa aiutare in un momento particolare è al di fuori dei suoi compiti. Ricordiamoci che siamo noi come professionisti e genitori, ad avere un ruolo educativo essenziale. Non deleghiamo questo ruolo alla letteratura.

Qualche tempo fa ho letto sui social la richiesta “Partirò per un lungo viaggio e voglio regalare a mia figlia di 3 anni un libro che racconti che la mamma lavorerà lontano”

Analizzando questa richiesta, ci sono una serie di stati d’animo impliciti. Per questo la prima domanda che ho fatto sotto il post di questa mamma è stata “Avete mai letto insieme?”. La risposta fu negativa. Per cui, in un contesto in cui la letteratura non ha un ruolo rilevante, come si può inserire la lettura di un albo illustrato come funzionante alla domanda?

Prima dei libri, delle questioni irrisolte, del nostro desiderio che i piccolini si avvicinino al più presto al fantastico mondo della letteratura, c’è la relazione.

Costruiamo una base solida che vede anche nella lettura di narrazioni, un momento elevato di unione. Rimanere in silenzio ad ascoltare una storia, oppure, sostenere la lettura dei propri bambini diventa un importante occasione di stare insieme, per condividere il significato di ciò che si raccontando. È un tempo ricco a livello relazionale, affettivo ed emotivo che permette di sviluppare un legame di intimità molto profondo. Attraverso i libri si può creare un “rito” quotidiano ed atteso come, ad esempio, la narrazione di un storia prima che lui /lei si addormenti.

Per questo, sono diffidente dei libri-aspirina che vengono proposti solo nei momenti di difficoltà.

I libri possono essere validi aiuti per dei progetti a scuola, ludoteche e librerie, per sostenere certe tematiche. La letteratura per l’infanzia stimola la conoscenza e a sensibilizzare, serve anche per creare cultura. La narrazione, il gioco, la metafora sono canali comunicativi potentissimi e se pensiamo a bambini che hanno sperimentato forme di violenza, di discriminazione, a volte gli unici possibili.

In alcuni casi, possono essere addirittura terapeutici, ben lontani dall’essere risolutivi e miracolosi. Matilda di Roal Dahl ci insegna qualcosa. Spesso si dimentica il loro compito primario: raccontare delle belle storie. 

Ad esempio, i libri sul tema “Devo togliere il pannolino” sono tantissimi che spesso vengono proposti come soluzione suprema. Questo è un passaggio così delicato che è necessario fare una riflessione più ampia e analizzare i segnali di questa fase di sviluppo, se il/la bambino/a è davvero pronto a questo cambiamento.

Ad esempio, la letteratura per l’infanzia sta pubblicando una serie massiccia di racconti volti a narrare in ottica inclusiva, che illustrano le diversità come un bagaglio ricco e speciale. Io ho sempre gli occhi a cuore per alcune pubblicazioni meravigliose. Questo tipo di racconti non ha nessuna funzione se non inseriti in una realtà che accoglie e non discrimina, abbraccia e non respinge.

Oppure libri contro gli stereotipi di genere se poi, nel nostro vocabolario c’è ancora la frase “Non puoi farlo perché sei femmina/maschio”.

Prima di domandarci se se ci sono storie valorose che possono esser raccontate per aiutarci a gestire una situazione particolare, occupiamoci della quotidianità fatta di esempi concreti. Nessuno chiede ai genitori ed educatori di essere perfetti, ma impegnamoci affinchè ci siano non solo narrazioni positive, ma anche una realtà in cui piccoli e grandi possano vivere insieme ed esprimere i propri stati d’animo in modo sano.

Un altro esempio è quando un bambino deve affrontare un lutto. Qui le paranoie sono sempre in prima linea. Questo accade non solo perché di fronte alla perdita siamo tutti sempre vulnerabili, ma perché nella nostra quotidianità vediamo la morte come il male supremo. È inutile comprare un libro, se poi a casa abbiamo il terrore di affrontare l’argomento. Ho sentito bambine affermare “Mia madre è in cielo a mangiare cioccolata e bere succhi di frutta” con una consapevolezza che difficilmente hanno tanti adulti.  

Dovremo distanziarci dai libri ricetta e allargare lo sguardo alla possibilità delle infinite storie che possiamo ascoltare. Le narrazioni elevate di solito nascondono vari intrecci, e riflessioni  e chi legge diventa inevitabilmente co-autore. Riesce a intravedere anche un racconto diverso da quanto lo scrittore o illustratore volevano narrare.

Con questo, non voglio impoverire la ricchezza che la letteratura ci offre e che dobbiamo stimolare. La differenza sta nella consapevolezza che come adulti abbiamo nell’affrontare le varie questioni che la vita ci riserva.

Il percorso di crescita non può esser sostituito da nessun libro (anche il più valoroso), l’esperienza diretta sarà sempre la prima base dello sviluppo. La letteratura può offrire chiave di lettura, la metafora può offrire infiniti risvolti e stimolare l’immedisimazione di un personaggio particolare. 

Se i bambini avranno avuto modo di allenare a mettersi nei panni degli altri, anche attraverso i vari protagonisti incontrati, in situazioni in cui in quel momento non c’è una correlazione con la sua quotidianità, ci sono ottime possibilità che potranno basarsi su risorse importanti. Competenze che permetteranno a loro di affrontare varie tipi di situazioni.

I bambini che avranno letto, ad esempio “Mi piace spiderman e allora?”, forse avranno qualche elemento in più per capire quanto sia importante rispettare le scelte altrui e che anche una bambina può giocare con i supereroi.

Per questo, dovremo ampliare la nostra biblioteca. Inserire libri a “tema”, ma anche quelli di avventura, fantasia, o solo delle belle storie per esplorare ciò che accade fuori dalla porta della loro cameretta. Questo non si traduce nel non utilizzare un libro per discutere di un particolare argomento, si può fare!

Dobbiamo solo dare la possibilità ai ragazzi (e piccolini) di scegliere fra le varie proposte, e decidere cosa leggere in un particolare momento.

Come sosteneva Jella Lepman, grandissima promotrice dei libri per bambini, i libri sono educatori silenti. Possono emozionarti, turbarti, farti ridere e piangere a volte nella stessa pagina, sono un esercizio alla vita e alla fantasia elevato. Sta ad ognuno di noi, vivere la lettura nel modo che crediamo più giusto.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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