“Saresti così carina se fossi più magra!” – Come educare al rispetto del corpo

Ogni giorno, come educatrice, sono testimone dei giudizi (negativi e non) legati al corpo dei bambini, anche se armati di ottime intenzioni.

Una mia cara amica ha confidato che il primo ricordo della sua infanzia o forse quello che ricorda con più chiarezza sono le battutine che tutti le inferivano sulle sue forme. Più di una volta ho sentito frasi del genere “C. saresti cosí carina se fossi un po’ più magra, dovresti correre di piu”, oppure “ma hai degli occhi bellissimi, anche se hai una bella pancia!”. Tutto questo riferendosi a bambini della scuola dell’infanzia.

Insomma sono tutti indizi pesanti verso il body shaming, ovvero quei giudizi riferiti alle forme del corpo. Una vera e propria forma di bullismo.  

Verso i bambini e adolescenti, abbiamo una responsabilità anche in termini di prevenzione del disagio. Di qualsiasi forma. Inoltre i Social Media contribuiscono a trasmettere messaggi e immagini di come dovrebbe essere un corpo perfetto.

Noi siamo corpo. Noi non abbiamo un corpo. È luogo di apprendimento, scoperta, incontro e scontro.

Per questo motivo è fondamentale che rientri al centro della riflessione pedagogica e soprattutto didattica, per fare in modo che ogni bimbo venga osservato ed educato in modo integrale e completo.

Nel nostro ultimo incontro, io e la pedagogista Martina Tarlazzi dello Studio pedagogico Epochè di Faenza abbiamo avanzato delle riflessioni sull’importanza di discutere di una corretta educazione alla corporeità, come rispetto e trasmissione di emozioni, ed ecco qui alcuni accorgimenti per educare i piccolini al sentire e al rispetto del corpo.

Per prima cosa, fin da quando i bimbi sono piccoli,evitare di fare battute o prendere in giro a partire da caratteristiche fisiche del corpo. Spesso si sentono battute come “Ma che piedoni che hai!” oppure “Sei bella cicciottella”, ma per i bimbi l’ironia è sempre faticosa da comprendere e molte volte viene vista come un giudizio.

Un’altra azione importante è quella di fare attenzione e riempire di significato quei piccoli segnali del corpo che i bimbi ci lanciano quando sono stanchi, arrabbiati oppure tristi. A volte mal di pancia, mal di testa vengono bypassati e viene detto al bambino che “non è nulla” oppure che “presto te ne sarai dimenticato”.

Ancor peggio i bambini che presentano manifestazioni psicosomatiche vengono giudicati come bugiardi o piagnucoloni, e sgridati, con il risultato che non viene mai affrontato il vero motivo per il quale il bambino continua ad accusare dolori o fastidi.

In queste occasioni invece è molto importante che l’adulto faccia da “cassa di risonanza” ai sentimenti del bambino, provando a tradurre i segnali del suo corpo in emozioni profonde, così da essere più facilmente gestite.

Un esempio può essere quello, in occasione di un mal di pancia causato da un nervosismo celato, dire al bambino “Chissà la tua pancina cosa ti vorrà dire? Forse che dentro di te c’è un po’ di rabbia che vuole uscire! Cosa facciamo per farla uscire?” e così si possono proporre attività idonee alla gestione e all’elaborazione dell’emozione.

Le ansie relative al corpo, legate al non esser conformi a ciò che gli altri si aspettano da noi, fomentando un’insicurezza potente che ci spinge a spendere energie e tempo per piacere a noi stessi, e a chi ci guarda. Ecco, questa è la descrizione della malattia della bellezza raccontato in “Beauty mania. Quando la bellezza diventa ossessione” di Harper Collins. Un testo che ha rivoluzionato il mio paio di occhiali su questo tipo di fenomeno. 

La maggior parte di noi non sa cosa significhi vivere in un mondo in cui l’aspetto non è di primaria importanza. Anziché schernire le donne perché spendono denaro in prodotti di bellezza “non necessari”, sarebbe meglio concentrarci sui fattori che e fanno sentire costrette a investire tempo e soldi in una ricerca interminabile il cui scopo è apprezzare un po’ di più ciò che vedono allo specchio”

Troppo magra, grassa, truccata, sciatta, stanca. Il problema non è volersi considerarsi belle e nemmeno piacere agli altri. Il punto è valutare la bellezza come criterio supremo per esser rispettati e ascoltati. 

Possiamo esser belli, se abbiamo voglia e se mi piace, ma non può esser il valore assoluto per la mia relazione con il mondo circostante. 

Pensate a tutte le pubblicità, ogni aspetto si concentra sul diritto di dire ad una donna cosa potrebbe fare per migliorare il proprio aspetto, come se la bellezza fosse l’unico criterio possibile. Come se le competenze non siano nemmeno oggetto di conversazione. 

Fin da piccole, le bambine possono contrarre la malattia della bellezza. Pensiamo alla gara ai vestitini “da principessa” e ai conseguenti “Non ti sporcare”, “Non ti muovere”, “Sta attenta altrimenti ti spettini” che tutte noi continuiamo ad ascoltare. 

Pensiamo anche al denaro e al tempo speso destinato ad essere più belle, come se fosse l’unico elemento che abbiamo da esporre a chi incontriamo. Sempre per seguire la speranza che tutti urlano, ovvero essere delle donne da guardare. 

Ecco, le strategie da utilizzare per interrompere questo circolo esistono ma bisogna anche comprendere il fenomeno alla radice nel profondo per combatterlo. Per questo vi rimando al testo in questione. Per me, una delle letture dell’anno. 

Un utilissimo modo di educare al rispetto del corpo e per iniziare a parlare in modo consapevole e delicato anche di eventuali sintomi interni che si possono manifestare attraverso di esso, nelle forme più gravi parliamo di disturbi alimentari come anoressia o bulimia, è quello di leggere dei libri.

Alla Bologna Children’s Book Fair 2019 io e Martina, abbiamo assistito alla presentazione  dell’albo illustrato edito da Fatatrac è “Sei bellissima”, scritto da Janna Carioli e illustrato da Vittoria Facchini.

Autrice del capolavoro della Melavisione, e già potrete capire la maestosa bravura di questa autrice. Una delle mie preferite nel campo della letteratura per l’infanzia. Autrice anche dell’Alfabeto dei sentimenti, di cui vi avevo parlato qui

È la storia di Lea, una bambina che ha un’ombra come tutti..solo che la sua è piuttosto particolare. Continua a sfidarla: prima le fa venire voglia di essere leggera e sottile, poi di essere rotonda e morbida e poi di nuovo leggera come l’aria. Lea non sa come uscirne ma avrà un prezioso aiuto.

Un libro che racconta la complessità dei disturbi alimentari con una sensibilità rara ed acuta. Non vi spaventate dal tema, “Ah ma quanta serietà, non fa per noi”, io non sono per i libri terapia ma lasciatevi conquistare da tutta questa delicatezza. Qui si racconta una storia meravigliosa, per piccoli e adulti. 

Non ci sono riferimenti espliciti e il linguaggio è alla portata dei piccolini.

Basta mangiare un volteggio di acquilone, due voli di farfalla, tre gocce di rugiada, quattro sospisri di bosco, sei raggi di luna, sette petoli di fiori, otto luci di lucciole, nove battiti di mani, dieci fiochhi di nuvole ed è fatta”

Proprio per promuovere il benessere dei piccolini (ma sono sicura che serva ricordarlo pure ai grandi) che si deve promuovere un certo tipo di presa di coscienza dell’esistenza di queste problematiche, una sorta di “introduzione” che aiuti a costruire la propria immagine corporea senza ostacoli. Inoltre può essere anche un valido aiuto per i professionisti che si occupano di disturbi alimentari negli ambulatori.

Le frasi scelte da Janna Carioli dimostrano una cura accogliente, le illustrazioni di Vittoria Facchini danno un’immagine a questa poesia e diventano pezzo fondamentale della magia. Queste forme tondeggianti, che si contrappongono e quasi sposano il tratteggio di Lea e dei protagonisti, le diverse sfumature di rosa che trovano un bilanciamento con il nero fatiscente dell’ombra. 

È uno di quegli albi destinati a rimanere nella memoria, almeno nella mia. Varie emozioni che si mescolano, perché non immedesimarsi in Lea è impossibile. Tutti abbiamo avuto un periodo della nostra vita, in cui abbiamo desiderato di esser diversi da come eravamo. Una storia che riesce a toccare un arcobaleno di sentimenti variegato, dai più piccoli agli adulti più corazzati.

Insomma ne vale la pena.

Per le più grandi, ragazzine e adulte comprese, invece c’è la delicatezza di “La circonferenza di una nuvola” di Harper Collins. L’ambientazione principale è Villa Erica, una struttura sanitaria che si occupa di disturbi alimentari.

 

Qui si conoscono 5 adolescenti che fanno a cazzotti con i numeri della bilancia prima, e il sentirsi accolte e amate poi. Il malessere interiore come filo conduttore del racconto che ha il potere di non esser mai prolisso, noioso e pesante. L’attenzione alle parole da pronunciare, la perfezione estetica da raggiungere per sperare nel benessere interiore.  È una storia che racconta la sorellanza che prende per mano ognuna di queste ragazze e crea un legame, una forza che sottile e fragile che si intreccia nelle relazioni. Tra un singhiozzo e un sorriso, a divorare ogni singola pagina. Meravigliosamente emozionante. 

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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