Come educare i bambini a salvare il pianeta

Abbiamo bisogno di speranza, ovviamente. Ma ancora più che sperare abbiamo bisogno di agire. Quando iniziamo ad agire, la speranza è dappertutto” Greta Thunberg

Negli ultimi mesi, grazie soprattutto a Greta Thunberg si è fatto un gran parlare dell’urgenza della salvaguardia del pianeta. Tutti a comprare delle borracce, e pensare dei modi alternativi alla quantità sovra umana di plastica che ci circonda. 

Tutto utile ma quello che la nostra Terra ci sta urlando un reale cambiamento di mentalità.

Come singoli, come possiamo fare davvero la differenza? Facendo delle azioni mirate che diventino abitudini. Da adulti, a volte non è semplice, per la comodità, e spesso la non consapevolezza. Sarebbe più immediato se ci fosse stata un’educazione ambientale ed ecologica. Educare i nostri piccolini a rispettare il luogo che vivono è un regalo prezioso che faremo alle future generazioni. In modo tale che le buone pratiche diventino azioni automatiche.

Innanzitutto come adulti, dovremmo iniziare a fare delle scelte consapevoli. Anche per quanto riguarda l’area giochi. Sappiamo che sono le aziende a fare davvero la differenza, ma come individui possiamo diminuire la plastica anche dai giochi. Ad esempio, scegliendo il legno per i più piccoli ed evitando quei giochini piccini che si rompono in un attimo. Smettiamola di crescere dei piccoli consumisti con la smania di comprare, e avere ad ogni costo. Diventiamo il loro esempio con l’azione pratica e quotidiana. 

Dopo questa premessa, possiamo concentrarci su come possiamo educare alla cura del nostro pianeta. 

Dividerò l’articolo in aree tematiche così da affrontare gli argomenti con ordine.

Non sprecare l’acqua

Partiamo dai gesti quotidiani come lavarsi le mani, i denti, farci il bagno. Iniziamo a dare l’esempio ed insegniamo ai più piccoli un uso responsabile dell’acqua come chiudere i rubinetti e non aprirli al massimo del getto disponibile. 

Possiamo inventarci quasi delle gare, o raccontargli che ogni persona può usare solo una porzione di acqua altrimenti non è sufficiente per tutti. Una storia veritiera.

Inoltre il coinvolgimento è sempre una chiave potente, che si può usare per chiedere a loro un aiuto come verificare che nessun rubinetto perda, o aiutare i genitori e i nonni ad utilizzare l’acqua già usata per lavare frutta e verdure per le piante. Insomma far in modo che loro diventino i protagonisti principale di questa nuova forma di sensibilità. 

 Riparare i giochi rotti, costruirne di nuovi da materiali di scarto

Qui è necessario che cambi anche il pensiero degli adulti e abbandonare il nostro caro amico consumismo. Amare i bambini, non significa invaderli di giochi. Il nostro amore non e’ direttamente proporzionale alla quantità di giochi che compriamo. Imparato questo, dovremo esser in grado di trasmetterlo ai più piccoli. 

Per cui armiamoci di scotch, colla, pezzi di ricambio divertenti. Anche questa è un’educazione alla cura che possiamo trasmettere e trovare anche in altri campi.

Durante il mio lavoro, ci sono state diverse occasioni dove ho assistito e creato dei laboratori che invitavano i piccolini a creare dei giochi con materiali differenti da quelli di cui erano di solito abituati e metterli insieme. Il divertimento è dietro l’angolo, e inoltre si allena il problem solving. Direi un ottimo risultato. 

Inoltre ci viene in nostro aiuto, l’ultimo episodio di Toy Story dove la piccola protagonista prova un affetto importante per un gioco un po’ sensibile, una bellissima ex forchetta. 

Adotta una piantina

Sull’importanza del contatto fra natura e strutture educative c’è un’ampia letteratura a disposizione. Prendersi cura di una delle piante di casa, dandole da bere la giusta quantità di acqua, serve per far capire ai bambini che anche i fiori hanno bisogno di essere idratati ogni giorno, così come l’ essere umano. Maria Montessori affermava: 

“Le cure premurose verso gli esseri viventi sono la soddisfazione di uno degli istinti più vivi dell’anima infantile. Perciò si può organizzare facilmente un servizio attivo di cure alle piante e specialmente agli animali”.

Le idee non mancano, ma se ogni classe adottasse una piantina di cui aver cura, si potrebbe stimolare una cura verso tutto ciò che riguarda gli esseri viventi. Per cui via, alle piantine con il cotone, o delle semplici piante che si trovano in qualsiasi supermercato. Quando ero in Italia, mi aiuto’ il papa’ di un bambino, un giardiniere che con pazienza e interesse mi diede alcuni trucchetti efficaci. 

Le attività possono essere varie, e per approfondire un po’ la conoscenza del mondo vegetale, si consiglio il testo “Con le mani nella terra” di Editoriale Scienza che racconta questo mondo con temi mai banali cosa ma anzi, ha la capacità di farti entrare in una foresta, di sentire gli odori e i suoni delle nostre piante.

È un approfondimento con le giuste parole e illustrazioni, e ha un ottimo sguardo interrogativo adatto per tutti i bambini curiosi di questo tipo di narrazioni. 

Riscaldamento globale

Qui un bel ripasso in materia farebbe bene anche a tanti adulti. Non serve una grande conoscenza in materia ma basterebbe Stimolare l’interesse nei riguardi del cambiamento climatico e dei suoi effetti sulla natura, sugli animali e sull’uomo. Il fatto che le scelte attuali hanno ricadute pesanti anche sugli animali e la nostra salute può scaturire delle riflessioni importanti nei bambini. In questo senso, vi consiglio la lettura di “Winston. La battaglia di un orso polare contro il riscaldamento globale”. In questo senso, non mi limiterei alla lettura animata ma si potrebbe dar vita ad un vero e proprio role-play, in cui i bambini diventano i protagonisti del racconto. Alla nursery abbiamo creato dei piccoli gruppi e insieme elaborare una risposta alla domanda: “Cosa avreste fatto se foste stati al posto di Winston e dei suoi amici orsi?”.

Inoltre su questo argomento, per i più grandi e curiosi consiglio anche “Perché la terra ha la febbre?” che affronta una serie di questioni (come l’effetto serra, i ghiacciai, la differenza tra clima e meteo) in modo accattivante e coinvolgente, senza essere banale e soprattutto noioso, il rischio più grosso quando si parla di queste tematiche. È un libro utile anche ai grandi, per qualche ripassone o lacuna da coprire. Super consigliato! 

Ricordiamoci che i libri non sono scritti per dare lezioncine, e non servono magicamente a risolvere problemi e questioni. Sono un valido strumento ad affrontare alcune tematiche, ma non pensiamo che i libri-pillola possano affrontare la situazione meglio del nostro esempio quotidiano.

Raccolta differenziata

Qui i bambini possono diventare dei veri e propri alleati . Se a loro viene trasmessa l’importanza della separazione dei rifiuti in modo divertente, a loro verrà naturale farlo. I bambini adorano i lavori manuali in cui sentono davvero di poter far qualcosa di utile, per cui togliere i tappi, appiattire la plastica, separare carte e plastiche è quel tipo di incarico che ameranno.

Esempio quotidiano

Iniziamo ad utilizzare di più i mezzi pubblici, tiriamo fuori la nostra bici dalla cantina, facciamo una bella camminata quando i km lo permettono. Insomma diventiamo più consapevoli della nostra responsabilità.

I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi” Carl Gustav Jung

Stampiamoci le foto di Venezia allagata, dei trichechi che non hanno più ghiacciai per poter vivere, delle cartine geografiche del 2100. 

Questi sono solo varie tematiche su cui poter lavorare ma chiedendo l’aiuto di professionisti sarebbe necessario educare anche all’uso responsabile delle risorse, concetti basilari dell’ecologia, la diminuzione del consumo di carne, comprendere la biodiversità e l’importanza di coltivare e diffondere degli spazi verdi nelle città. Insomma, il materiale non manca. 

Nei documenti prodotti da UNESCO e UNECE nell’ambito dell’educazione allo sviluppo sostenibile, l’educazione non è intesa come strumento di informazione ma come un processo di riforma del modo di vivere e concepire l’ambiente.

Il tutto con l’ottica di inserire le nuove generazioni come parte della costruzione del proprio futuro. In questo senso, apprendere non significa conoscere il passato ma essere in grado di contribuire a mutare delle abitudini e pensieri nocivi, in termini di prevenzione.

Affinare il pensiero critico e trasmettere quella sana parte attiva necessaria alla partecipazione che trasforma le esperienze. Educazione ambientale come trasmissioni e collaborazione nel condividere valori riconosciuti, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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