La scrivania della pedagogista

L’università insegna tantissime cose, ma non esiste una lezione che possa spiegare cosa ci debba essere sulla scrivania del professionista che si sta formando. 

Alcuni testi di studio invitano a non esagerare con le foto personali o con oggetti che poco hanno a che fare con la professione che si sta svolgendo, ma non esiste un testo base che possa fare un elenco preciso e dettagliato di tutti gli elementi essenziali che si debbano trovare sulla scrivania di una pedagogista. Per questo ho chiesto alla pedagogista Martina Tarlazzi, come organizza la sua scrivania nel suo studio pedagogico

A seguito della sua esperienza, la Dottoressa Tarlazzi ha anche consigliato dei giochi per allenare la concentrazione, per stimolare lo storytelling per questo blog.

Per quanto riguarda l’obiettivo di questo articolo non sarà quindi l’elaborazione di una lista di oggetti necessari senza i quali non sia possibile fare questo lavoro, ma una riflessione autentica sull’importanza di alcuni strumenti, indispensabili perché segno della prospettiva pedagogica che ci sta dietro.

Gli oggetti che si trovano sulla mia scrivania sono il frutto dell’esperienza quotidiana di lavoro ma anche della formazione che ho ricevuto. Molte delle cose che ho le ho create personalmente, personalizzandole sulla base del lavoro che svolgo quotidianamente, altre si possono già trovare in commercio già pronte all’uso.

Una delle cose che uso più di frequente è il timer. Occupandomi di potenziamento di bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione o iperattivi, è fondamentale stabilire dei tempi precisi, concordati il più delle volte con il bambino, per svolgere i compiti richiesti. Una tra tanti è, vista la pagina del compito da svolgere, la mia richiesta di sapere dal bambino: quanto pensi di metterci a fare questo esercizio? 

In questo modo il bambino sarà facilitato nella quantificazione temporale e la scansione delle attività da svolgere sarà più facilmente organizzabile.

L’obiettivo non è mai quello di fare una gara contro il tempo, ma percepire in autonomia lo scorrere del tempo capendo da sé i propri tempi di esecuzione del compito.

Altro strumento fondamentale nel mio lavoro è il progetto pedagogico, corredato da anamnesi, obiettivi generali e specifici, strumenti, metodologie da utilizzare ed i tempi e modi per valutare il percorso a breve, medio e lungo termine. Elaborare un piano educativo individuale è molto importante per riuscire a fare una lista delle priorità che ci si è dati, ovviamente in accordo con la famiglia, con la scuola o, nel caso di progetti integrati, con altri professionisti con i quali collaboriamo (logopediste, neuropsicologhe, psicomotriciste, psicoterapeute, ecc.).

Vediamo quotidianamente situazioni ad alta complessità educativa e solo elaborando preventivamente un progetto pedagogico reale ed autentico, si allontana il rischio di voler fare tutto in una volta, lasciandosi trascinare dalle molteplici richieste ed emergenze portate dai genitori o dalla scuola, rimanendo ancorati a pochi grandi obiettivi che fanno da substrato a tutto il resto. 

Sulla mia scrivania c’è un quaderno degli appunti o una cartella contenente tutta la storia del bambino o della famiglia, che per quanto scontato possa sembrare, è fondamentale per appuntare parole chiave o concetti importanti durante una consulenza genitoriale o un incontro con un ragazzo adolescente. Alcuni termini sono molto eloquenti e vale la pena scriverli sul quaderno, in modo che possano essere rievocati in sedute successive oppure essere il cardine per un lavoro pedagogico più profondo. Nel quaderno occorre sempre appuntare la data ed il nome della persona che si ha davanti e a fine seduta, chiuderlo a chiave nell’armadietto che ogni professionista dovrebbe avere in studio secondo la nuova normativa sulla privacy GDPR. 

Guardando sulla mia scrivania, oltre alle classiche penne, matite, evidenziatori e pennarelli, c’è sempre un mazzo di carte da UNO, la base per iniziare gli incontri di potenziamento con i bambini. Con le carte da UNO si possono fare tantissime attività per attivare cognitivamente il bambino e per stimolare le sue capacità di attenzione e memoria.

 

A volte l’attenzione è sul numero, a volte sul colore, a volte sulla posizione della carta; con queste carte aiuto ai bimbi a fare le moltiplicazioni, le addizioni e le sottrazioni in modo più divertente e coinvolgente, e loro le adorano!

Per quanto riguarda perché e come sviluppare la capacità numerica in modo professionale, trovate un approfondimento qui.

Ultimo strumento dell’articolo ma non per importanza, è un bicchiere con dell’acqua. Potrebbe sembrare assurdo o banale, ma il far trovare un bicchiere con dell’acqua con su scritto il nome del bambino che sto per accogliere è un gesto di cura fondamentale. I bambini percepiscono di esser attesi, e riconosciuti ed i loro bisogni primari vengono rispettati. È infatti importante far bere i bambini durante i compiti passi il principio che nessuna cosa, anche lo svolgere i compiti, debba farci dimenticare dalla nostra salute e del nostro corpo. Siamo corpo, non possiamo dimenticarlo!

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere aggiornato sui prossimi in uscita ma anche per conoscere e raccontare storie e progetti su tematiche pedagogiche e sociali, puoi mettere un like sulla mia pagina facebook.com/diariodiuneducatrice

Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *