I riti di passaggio ai tempi del Coronavirus

Tra le tante preoccupazioni che il Coronavirus ha portato in queste settimane, alcune risiedono nella perdita dei riti di passaggio tra i diversi servizi educativi e scolastici. 

Molta attenzione si è posta al tema maturità, e giustamente una marea di ragazzi hanno richiesto un esame reale, che ha sempre rappresentato l’ingresso verso l’età adulta, e tutto ciò che comporta. In questo vortice di cambiamenti repentini, quarantena obbligata e azzeramento dei rapporti sociali, l’attenzione si è diramata su vari elementi, tra cui le varie modalità per mantenere il filo del legame tra servizi educativi, bambini e famiglie. 

Molte educatrici e insegnanti hanno salutato la propria classe come un normale venerdì, senza conoscere ciò che sarebbe accaduto durante il fine settimana e non aver l’opportunità di accompagnare così i bambini dell’ultimo anno. Si è persa l’occasione di guardarli negli occhi per augurargli di continuare ad esplorare ed apprendere anche nella loro nuova scuola. 

Illustrazione di Amelie Graux

Passare i confini dei vari ordini scolastici, significa muoversi nella dimensione delicata del cambiamento che necessita di essere progettato, sostenuto affinché diventi un passaggio significativo per il processo di crescita. 

In termini di anno scolastico che potremmo definire “classico”, senza pandemie globali ad interrompere bruscamente il percorso, si pianifica un passaggio graduale che accolgano il punto di vista di tutti gli attori coinvolti: i bambini dell’ultimo anno, quelli che restano, e i genitori che portano con sé un bagaglio di aspettative e attese. In quest’ottica non si lavora solo celebrando il passaggio con rituali pre confezionati dagli adulti come la consegna dei diplomi, ma si dovrebbe creare dei percorsi incentrati sulla dimensione del saluto che incontra il nuovo, e tutto ciò che di prezioso ne deriva. Affinché le competenze acquisite siano il presupposto per accogliere nuovi apprendimenti. 

La continuità educativa di solito costruita a più voci, in un abbraccio complessivo tra educatrici e insegnanti di diversi ordini fatto di incontri e dialoghi, rischia di crollare nel suo punto più sensibile.

Con il trascorrere delle settimane, le preoccupazioni si moltiplicano, come le domande e le enormi perplessità sui vari scenari che si prospettano per la riapertura, mettendo a repentaglio i momenti che diventano ancora più potenti e necessari. Oggi, più di allora, come categoria professionale dobbiamo essere in grado di leggere i vari stati d’animo, e le aspettative che si sposano spesso con l’ansia, delle famiglie che partecipano al nostro servizio. 

Nell’ultimo mese, le emozioni sono sempre scalpitanti da parte di bambini e adulti, perché le consapevolezze apprese, le relazioni instaurate e il rapporto creato e coccolato durante gli anni si congeda per l’ignoto, con una serie di attese e speranze. 

L’emergenza ha distrutto anche tutte le possibilità di un saluto in presenza, ma dobbiamo arginare questo ostacolo e trovare una modalità che riesca, anche con enormi limiti e difficoltà, a dare a famiglie e bambini il loro rito di passaggio. 

Illustrazione di Sarah Massini

 

Le proposte possono essere molteplici, sempre con la consapevolezza che non esiste una soluzione giusta per ogni classe, ma processi di pensiero che possano avanzare delle possibilità differenti e uniche per ciascuno. 

In genere si può utilizzare un oggetto mediatore, comune al “vecchio” e “nuovo” servizio, per favorire un passaggio graduale e accogliente tra i due servizi. Un personaggio che può essere all’interno di una storia, o un oggetto fisico che susciti curiosità e sorpresa può essere un modalità da valutare in equipe. In questo caso, sarebbe stato ottimale pianificarlo ad inizio anno e dialogare con le nuove insegnanti ma è una possibile alternativa da prendere in esame, anche come storia singola che i bambini “grandi” conoscono e hanno fatto loro durante il percorso. 

Si può scrivere una lettera per ogni bambino, consegnando anche delle foto che possano testimoniare il processo di scoperta ed esplorare dei mesi trascorsi nella propria scuola o nido. La forma può trovare diverse sfumature che l’equipe può progettare. Questo lavoro può prendere le forme di un doppio binario, ovvero una lettera per ogni bambino e famiglia, e una per le future maestre in cui si descrive quel bambino in tutta la sua unicità, attraverso varie aree di competenza. Io consiglio di prendere spunto dal meraviglioso “Lettera ad una bambina”

Possiamo chiamare a raccolta lo strumento che in questi casi è diventato indispensabile, ovvero la cara tecnologia e organizzare un momento in cui si condivide il saluto in diretta. La piattaforma si baserà sulle scelte dei singoli ma la videochiamata, è la forma prediletta per questo tipo di dialogo. 

Si può organizzare un incontro solo con le famiglie e poi successivamente con i bambini, dove si incontrano le future insegnanti per raccontare tutto ciò che di valore troveranno nella nuova scuola. Si possono leggere delle brevi lettere o anche solo leggere una storia che ha avuto un significato per quel bambino. 

Io in questo caso, consiglio un grande classico che non smette di brillare con gli anni e i lettori, ovvero “A caccia dell’Orso”. Contiene, oltre al racconto a parole, le onomatopee. Chiedo l’aiuto del sito di treccani.it, che definisce le onomatopee come parole o gruppi di parole invariabili che riproducono o evocano un suono particolare, come il verso di un animale o il rumore prodotto da un oggetto o da un’azione. I bambini, di solito, le amano e gli adulti le usano per utilizzare un linguaggio immediato, senza filtri, capace di cogliere il punto in modo divertente. 

Questo è un albo con un testo musicale, diretto, che coinvolge il lettore e lo catapulta in mezzo alla storia insieme ai protagonisti. Swishy swashy!, i  cinque protagonisti corrono per il prato, Splash splosh!, si attraversa il fiume, Squelch squerch!,camminano nella pozzanghera, un viaggio avventuroso che oltrepassa le barriere di caverne spaventose, bufere di neve e foreste impetuose, per incontrare il grande orso. Il ritmo è calzante, in tutte le varie fasi della narrazione, anche grazie alle illustrazioni e all’uso dei colori, e della scelta del bianco e nero. 

Una storia che narra come sia possibile e anche divertente, attraversare dei momenti critici insieme. Dove l’incontro con l’ignoto evidenzia delle opportunità di comunità allargata e non singolo considerato come un leader. 

Oppure si può scrivere una storia personale, dove il protagonista attraversa tutte le fasi vissute dai bambini, per cui il percorso nella scuola dell’infanzia, o nido, il periodo trascorso a casa con i propri genitori ed infine il passaggio verso la nuova scuola. 

Nella scelta del titolo, teniamo bene a mente i nostri destinatari, affinché sia un’esperienza piacevole a 360^gradi. I più piccoli avranno un ricordo sbiadito, in modo particolare nel passaggio tra nido e scuole dell’infanzia, ma i loro genitori si sentiranno supportati in questo passaggio così turbolento e carico di preoccupazioni. 

Possono essere utili anche delle lettere per le educatrici o maestre che accoglieranno i bambini in una differente struttura. Con un’intestazione simile a “Ciao Maestra della scuola dell’infanzia…io sono ..” cercando di elaborare una descrizione attraverso le varie aree di competenza, focalizzandosi sulle potenzialità invece che difficoltà, e non dare sentenze per ciò che riguarda i punti critici. In questo caso, consiglio di dare spazio al vostro essere professionisti e raccontare ciò che singolare e prezioso ha quel dato e singolo bambino. 

Sono tutte misure utili per creare un clima sereno e di accoglienza verso un cambiamento, e la conseguente struttura educativa. Il ventaglio delle possibilità è ampio, e il continuo porsi in ascolto, che sposa il ragionare, progettare e fare rete tra ordini di scuola diventa un pezzo importante in tutto questo caos. 

A questa importante progettazione, fanno da sfondo delle giganti perplessità e paure in relazione alle possibili riaperture, che si basano anche su presupposti economici traballanti e spesso assenti. Per questo il lavoro che si richiede rientra nelle scelte personali di ciascuno di noi, ma non dobbiamo dimenticarci che la nostra responsabilità professionale non dovrebbe andare in quarantena. Nonostante tutte le enormi difficoltà che incontriamo, compresa la completa indifferenza da parte delle istituzioni, dobbiamo riconoscere quanto il nostro lavoro sia essenziale per tutta la cittadinanza, soprattutto in emergenza. 

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Illustrazione di copertina di Stephanie Graegin
Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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