Stereotipi di genere: come influenzano la vita delle bambine e dei bambini

Non dire mai a tua figlia che deve fare una cosa o che non la deve fare perché sei una femmina. Perché sei una femmina non è mai una buona ragione in nessun caso”

Per quanto nel nostro paese le tematiche relative alla parità di genere siano ancora ampiamente sottovalutate, il modo in cui noi adulti educhiamo bambine e bambini è nettamente differente e soprattutto discriminante. 

Fin dai primi giorni dopo la nascita, le nostre scelte influenzano il loro sviluppo fino a quando bambine e bambini avranno introiettato le nostre aspettative e si comporteranno nel modo che noi gli abbiamo insegnato. 

Gli stereotipi di genere che seguiamo quasi inconsapevolmente costruiscono linee di pensiero differenti in termini di educazione che si tratti di un maschio o di una femmina.

“Mettiti questo vestitino che sei proprio bella”

“È normale che sia così fisicamente agitato, è un maschio”

“Ma quanto sei bella con i capelli in questo modo!”

“Non puoi farlo perché sei femmina!”

“Sei un maschio e i maschi non giocano con le bambole!”

“Per una bambina, per cui lo prendo rosa”

“Scelgo il blu perché è un maschietto”

“Non è adatto ad una ragazza!”

Sono parole che ascoltiamo e pronunciamo tutti i giorni senza nessun particolare sconvolgimento perché facciamo parte anche noi di una cultura che determina ruoli, aspettative e comportamenti ben diversi tra maschio e femmine. Una serie di stereotipi e pregiudizi che portano a conseguenze lampanti e preoccupanti.

Il lavoro domestico si riversa ancora per il 70% sulle spalle delle donne. Le ragazze che si avvicinano alle materie scientifiche sono ancora poche e considerate rivoluzionarie. L’estrema attenzione che l’intera società fa all’apparenza come se la donna esistesse per mostrare il suo corpo. Il tempo, le energie che il mondo femminile spende perché si sente obbligato a seguire il binario della bellezza a tutti i costi. Il personale educativo che lavora con la prima infanzia è esclusivamente ad appannaggio del mondo femminile e il pensiero privilegiato secondo cui educhiamo i maschi è dimostrare di essere un “vero uomo” virile, forte a cui è vietato mostrarsi sensibile, emotivo e fragile. Il congedo di paternità si riassume in un tempo ridicolo. Le corsie blu e rosa dei reparti di giocattoli con una linea di demarcazione netta. 

Sono tutte conseguenze di un problema profondamente culturale, senza nessuna dimostrazione e spiegazione scientifica che dimostra quanto le donne siano biologicamente portate per la cura e i servizi domestici, e quanto i maschi siano soggetti emotivamente insensibili. 

Sono strade che portano a binari standard e poveri in grado di dare forma a pensieri fortemente sigillati in norme sociali che continuiamo a diffondere invece di decostruire. 

In queste prospettive che si crea la convinzione che il corpo delle donne sia stato creato per essere abbellito, curato, osservato e giudicato. Un costrutto culturale che diviene lampante nelle pubblicità destinate alle bambine, nei giochi dedicati ad un pubblico femminile, ai cartelloni che troviamo quotidianamente nelle nostre strade. 

Rientrano in pensieri che fanno porte di cultura propedeutica alle violenze di genere, a quella fisica e psicologica. Alla pesante dinamica del gender gap, al fenomeno che vede le donne come soggetti invisibili nei consigli di amministrazione, nelle statiche di ricerca, in un processo che vede la meritocrazia come obiettivo paritario.

Siamo così immersi in una società discriminatoria che spesso non riusciamo a cogliere tutti questi lati, ma anzi incoraggiamo la loro diffusione attraverso un linguaggio sessista, inadeguato e basato su convinzioni che non hanno appiglio alla realtà circostante. Le pratiche che stimolano la differenza tra il mondo maschile e femminile continuano a ripetersi in luoghi di apprendimento come la scuola e nei contesti familiari. Si ripetono quando nei libri le protagoniste bambine sono una minoranza ed come professioni troviamo la fata, la strega o la maestra. Come se la cura dell’altro fosse un’area esclusivamente femminile. Quando nella scelta della scuola di secondo grado le separazione di genere sono nette e ben definite tra le materie umanistiche e quelle scientifiche. 

Più un uomo si sente costretto a essere un duro e più la sua autostima sarà fragile.
E poi facciamo un torto ben più grave alle femmine, perché insegniamo loro a prendersi cura dell’ego fragile dei maschi.
Insegniamo alle femmine a restringersi, a farsi piccole” Chimamanda Ngozi Adichie

Uno studio dell’Università di New York ha dimostrato che a 6 anni  i bambini iniziano a concepire le femmine meno intelligenti dei maschi. Comprese le femmine stesse.

Sono condizionamenti gravosi che spingono verso percorsi di vita monodirezionali solo in base al sesso a cui apparteniamo senza considerare il mondo di sfumature di cui ognuno di noi è portatore. È essenziale operare un cambio di rotta capace di oltrepassare il binarismo di genere.  

L’ISTAT ha pubblicato nel 2019, in occasione del 25 novembre, il documento “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale” fotografando una situazione allarmante, che dimostra come in Italia le problematiche conseguenti l’utilizzo diffuso degli stereotipi di genere siano così radicate in tutti gli ambiti.

Il 39,3% della popolazione italiana ritiene che una donna può sottrarsi ad un rapporto sessuale se davvero non lo vuole, il 23,9% ritiene che la donna possa provocare la violenza sessuale con il suo modo di vestire, il 31,5% che gli uomini sono meno adatti a svolgere le faccende domestiche.

Per questo è necessaria una svolta radicale, una lettura profonda sulla parità che ci faccia superare preconcetti nocivi e diffonda un’opera di formazione di massa in grado di farci riconoscere gli atteggiamenti tossici che la maggior parte di noi, volenti o nolenti, ha introiettato durante il nostro percorso di sviluppo immerso in una società discriminatoria e sessista.

Diventa urgente partire dall’educazione delle bambine e dei bambini affinché non si cristallizzino pensieri rigidi legati alle aspettative e ruoli sociali e sia in grado di sostenere loro ad un’esistenza libera da stereotipi giudicanti e pericolosi.  

Per ampliare i nostri orizzonti in questo senso con Percorsi Formativi 06 terrò un corso proprio per approfondire come fare un’educazione libera dagli stereotipi di genere. 

Trovate un approfondimento di queste tematiche nel mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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