La noia: un aspetto chiave per l’apprendimento

La noia è oggi valutata come un “sintomo da curare”. C’è l’estrema tendenza a riempire ogni buco, in cui spesso l’educazione viene scambiata per intrattenimento costante e ripetitivo, per cui le giornate scandite da attività rigide sono entrate nella routine quotidiana. Spesso anche la progettualità nei servizi educativi della fascia 0-6 fatta di attività rigide e tutte uguali incentivano e stimolano questo pensiero univoco di infanzia fortemente impostato. 

Il tempo dei bambinə del 2021 è organizzato dagli adulti con numerosi impegni come a colmare ogni possibile vuoto di apprendimenti in nozioni, competenze riconosciute esplicitamente dalla società. Una corsa senza sosta che porta numerosi genitori a scegliere l’anticipo scolastico per inseguire il successo con un anno di anticipo. 

Così conta fare numerose esperienze, sempre differenti e stimolanti, che siano anche istruttive, divertenti e interessanti. Sempre decise a tavolino dai grandi della situazioni che non vogliono perdere tempo prezioso.

Una gara di velocità all’apprendimento che può essere considerata anche come una volontà a sottrarci come adulti alla nostra emotività ma anche a quella dei bambinə di cui abbiamo la responsabilità. Per evitare di approfondire quel bagaglio emotivo tanto importante ma anche difficile da gestire quando si tratta di emozioni spiacevoli, come la tristezza, il senso di vuoto, la paura, l’angoscia si cerca di riempire ogni spazio possibile. Siamo immersi in una cultura in cui queste emozioni, e soprattutto i comportamenti che ne possano derivare non sono ben accolti, soprattutto per la popolazione maschile. è necessario sempre mostrarsi soddisfatti e felici e questo comporta un vero allenamento fin da piccolinə a questa cultura di perfezionismo emotivo. Dar spazio alla noia non significa non avere delle regole o limiti ma anzi riuscire in un contesto sicuro e rassicurante, sperimentare, tentare e scoprire il mondo che viviamo. 

Perché ora la noia assume forme negative?

Bisogna riflettere dunque sulla qualità del riempimento che i bambinə hanno a disposizione. Le famiglie spesso non hanno gli strumenti per capire quale modalità perseguire, e non avendo le competenze per sostenere la fatica dei piccolə, vanno alla ricerca di soluzioni veloci come i digital device che sono sempre a portata di mano. Da una parte gli adulti sommergono i bambinə di rimedi istantanei per colmare dei vuoti di tempo, con la convinzione di riempire la testa di nozioni ed elementi utili per la vita futura. Dall’altra valutano la noia una prospettiva pericolosa, vietando tutti possibili ostacoli che i bambinə possono incontrare, lasciando spazio ad una libertà non autentica fatta di decisioni che devono prendere gli adulti in riferimento alle routine come cibo, sonno ma impediscono le scoperte e avventure nelle quali le mani lavorano e scoprono, per sperimentare ed imparare. Impoverendo ai bambinə del senso dell’avventura che amplifica le opportunità di conoscenza del sé e del mondo circostante. 

Spesso sono i bambinə stessi che vivendo all’interno di una organizzazione rigida, sono disorientati di fronte alla libertà e conseguente propria gestione del tempo e dello spazio. La libertà può essere difficile da gestire in prima istanza, finché il mondo adulto si impegna a dare istruzioni in continuazione su come giocare, dormire, mangiare, camminare. La libertà disorienta, confonde e spiazza quando non si è allenati a gestirla e si segue una routine impostata. Ad aggiungere ulteriore difficoltà c’è anche l’immatura regolazione emotiva propria dell’età infantile. Ci sono tante emozioni in un contesto libero e autonomo e se non allenati è complesso controllarle. 

La noia invece ha una serie di benefici numerosi, e dovrebbe essere valutata come uno strumento, un indizio per rilanciare e smuovere un interesse, attivare risorse e capacità. Diventa quindi un terreno fertile in cui l’immaginazione, la creatività e la strategia di nuove soluzioni ed equilibri amplifica gli apprendimenti e l’autostima.

Lo racconta molto bene la letteratura dell’infanzia come Alice in Wonderland, Pippi Calzelunghe con il suo “cerca-cose”, Matilde di Roald Dahl, Pinocchio sono solo alcuni titoli. Le avventure di quest* bambin* iniziano proprio quando si catapultano nella noia che diventa scoperta e conquista. 

Nella noia c’è un potenziale enorme di occasioni proficue verso tutto ciò che riguarda la costruzione della propria identità e la comprensione della realtà. Un tempo non rigidamente progettato permette ai bambini di organizzare il proprio spazio e la propria mente in modo autonomo elaborando nuovi interessi, trovando strategie ai problemi, sperimentando per sbagliare ed imparare. Scegliere i propri giochi in un ambiente organizzato per i bambini, è un’operazione concreta che esercita anche la riflessione ed il pensiero critico. La noia è in effetti un tempo privilegiato per osservare, riflettere, immaginare, creare. Il tempo vuoto, senza obblighi né faccende da sbrigare o attività prestabilite, è quello spazio elastico che permette al bambino di provare ad andare oltre la propria comfort zone.

Un aspetto narrato anche Beatrice Alemagna nel suo Un grande giorno di niente che parte con 

Eravamo lì per la centesima volta.

Io e mia madre nella solita casa di vacanza.

Con la solita foresta. E la solita pioggia.

Un bambino che con la sua giacca arancione fosforescente ci ricorda Cappuccetto Rosso, e che cammina, smarrendosi in un bosco. Così se la casa non è stimolante, la natura è attraente perché apre a nuove sensazioni, odori, dimensioni. 

Gli adulti hanno la responsabilità di sostenere i processi di apprendimento dei bambini attraverso delle buone pratiche che permettano a tutti di alleviare il livello di ansia verso il nuovo apprendimento.

Innanzitutto focalizzarsi sulla qualità rispetto alla quantità, e provare ad eliminare il superfluo di cui i bambini sono sommersi. Offrendogli “tutto” senza educare al senso dell’attesa, del desiderio di comprendere un interesse, c’è la sensazione che i grandi vogliamo riempire un vuoto che riguarda loro, rispetto a quello dei bambini che invece straborda di oggetti, gadget ed impegni. Diventa quindi importante lasciare dei vuoti di tempo e spazio, con una dose massiccia di fiducia nelle loro capacità. Attraverso il gioco, soprattutto quando è libero e non autoimposto si attivano meccanismi di apprendimento potenti, superiori a qualsiasi tipo di attività strutturata. è quello che ormai affermano le neuroscienze. 

Come raccontava Maria Montessori, è necessario aspirare ad essere una presenza discreta per loro. I bambinə hanno il bisogno di adulti che sappiano essere dei porti sicuri, delle braccia solide ma anche delle mani da stringere quando cadono e falliscono. Una presenza attenta che osserva ma non si sostituisce, capace di sostenere, incoraggiare ma anche mettersi in disparte all’occorrenza e consideri la noia un trampolino di lancio verso nuove scoperte!

Trovate un approfondimento di queste tematiche nel mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

1 Comment

  1. Articolo veramente eccezionale…Ogni studente deve trovare il suo spazio di divertimento per non potersi annoiare..putroppo il difficile è trovare quello che il.prof Gallese chiama lo spazio dello rappresentazione, cioè il modo in cui ognuno vede e conosce ciò che si apprende…

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