Come diventare genitori femministi

I genitori del 2021 stanno procedendo ad un’evoluzione del proprio ruolo genitoriale, così come la società sta compiendo dei passi verso la libera espressione del proprio sé. Educare senza potersi affidare agli modelli che abbiamo avuto nella generazione precedente, in un’epoca in cui donne e uomini avevano compiti genitoriali ben separati è arduo ma anche essenziale ed urgente.

Educare gli adulti ad un cambio di prospettiva è difficile, per questo come comunità educante è necessario trasmettere un pensiero ideologico che voglia raggiungere la parità tra sessi: il femminismo. Il femminismo è un movimento storico, civile e sociale che crede e mira a raggiungere la parità di diritti e opportunità tra uomini, donne e persone non binarie. 

Come adulti dobbiamo essere consapevoli che la cultura in cui siamo immersi ci condiziona e influenza le nostre scelte, e l’educazione è lo strumento più potente che abbiamo disposizione per allargare interessi, conoscenze e orizzonti di possibilità. 

Educare in ottica femminista significa avere come principio cardine la libertà di poter esser come si vuole essere, senza aderire alle aspettative sociali, contrastando le discriminazioni e subordinazione tra sessi. Vuol dire pulire i nostri occhiali da qualsiasi tipo di stereotipo di genere. 

Crescere con un modello sessista come base del proprio percorso di vita porta a numerose conseguenze gravose, influenzando immaginari, rappresentazioni di sé, progetti e prospettive.

I servizi per l’infanzia, così come la scuola dovrebbero inserire l’educazione alla parità nelle loro buone pratiche quotidiane, ma anche i genitori devono fare la loro parte così da unirsi in un abbraccio collettivo che miri allo stesso obiettivo. 

1) I genitori femministi si occupano insieme del lavoro domestico che comprende la gestione della casa, ma anche della cura dei figli. Viviamo in una cultura che richiede alle donne la responsabilità completa dell’educazione dei bambini e contemporaneamente di essere regine del focolare domestico con la casa in perfetto ordine ed essere delle ottime cuoche per i compagni e figli. La cura però non è legata a nessun genere specifico. La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che collaborano nella stessa misura al suo funzionamento. Le donne sono schiacciate dalle pressioni sociali e si sentono spesso in obbligo nel dover affrontare tutto da sole, è ciò che insegna loro l’educazione con i numerosi strumenti a disposizione: libri, tv, pubblicità. La pulizia della propria abitazione, così come dei vestiti, e tutto ciò che comporta educare dei bambini sono compiti che devono essere equamente divisi. Un figlio si fa in due. Per le donne è necessario comprendere che ci sono diversi modi per portare a termine un’azione, così che se il padre cucina e pulisce in modalità differenti da come noi ci aspettiamo è normale. Dobbiamo solo accogliere un’altra procedura. Questo alleggerirà timori e fatiche per tutti. 

2) Un papà femminista non è un mammo e nemmeno un babysitter. Nel nostro paese vige la tradizione secondo cui una donna ha implicito il potere sacro non solo di donare la vita ma anche di accudirla sempre nel modo migliore, così che quando il padre tenta di compiere il suo ruolo viene spesso nominato come un terzo elemento superficiale. Anche giornali e tv di fronte ad un uomo che fa il genitore hanno l’abitudine di nominarlo “mammo”, aumentando questa idea malsana del padre come soggetto non importante del nucleo familiare per quanto riguarda la cura.

3) I genitori femministi rispettano il corpo dei propri figli. Tale rispetto si traduce nell’evitare richieste di baci e abbracci agli sconosciuti, di accogliere i possibili i rifiuti. Occorre parlare di consenso e discutere di educazione affettiva e sessuale per conoscere e rispettare il corpo nostro e quello altrui. La visione che un genitore ha del proprio corpo, influenza la visione con la quale i bambini percepiranno il proprio corpo durante il loro processo di crescita. Per questo è necessario astenersi dal commentare il proprio corpo, e soprattutto quello altrui con giudizi inerenti al peso e al vestiario che si indossa. Diventa importante non rendere la bellezza l’unico riferimento possibile per le bambine. “Quanto sei bella!”, “Questo vestito è bellissimo!”. Non sottolineiamo la bellezza come l’unico parametro in cui le bambine sono viste, osservate e considerate. Se per tutta la loro infanzia, ci saranno adulti che continueranno a sottolineare in modo abitudinario la richiesta di essere sempre ordinate e belle, loro cresceranno con la convinzione che la bellezza sia il solo criterio da seguire, controllare focalizzando in questo tutte le loro energie e il loro tempo. Invece le bambine sono anche competenti! Sottolineiamo ciò che le bambine sono, quali sono le loro caratteristiche personale, ciò di cui sono capaci di fare. Così che il corpo non diventi uno strumento per apparire e conquistare i complimenti degli altri ma sia invece una possibilità per fare. Invece del “Sei bellissima”, possiamo esprimere parole come “Ottimo lavoro! Hai lavorato duro per questo”, oppure “Sei speciale”. Un’altra alternativa come si racconta in “The help” è ripetere “Tu sei gentile, intelligente, importante”. Non facciamo diventare la magrezza il criterio per riconoscere la validità di una persona. 

4) Anche i papà si emozionano. I genitori femministi accolgono tutte le emozioni e supportano i bambini a sviluppare la loro regolazione emotiva. I bambini possono piangere, le bambine possono arrabbiarsi. Tutte le emozioni sono normali ma non lo sono tutti i comportamenti che ne derivano. Bisogna lavorare da qui attraverso il riconoscimento, la verbalizzazione e il supporto sulla gestione delle varie azioni che ne derivano. In questo modo si spezza l’educazione alla mascolinità tossica

5) I genitori femministi aprono agli interessi e a differenti modelli di ruolo. Assume un compito importante raccontare la pluralità di personalità, stili di vita, famiglie ed individui che esistono nel mondo. Le storie possono essere delle ottime alleate per narrare punti di vista diversi e altrettanto validi. È necessario aprire gli scenari, accogliere gli errori, mostrare possibili traiettorie come sport, hobby, ma anche un percorso storico che non si trova nei libri di scuola come il novecento femminista. In quest’ottica è essenziale offrire anche modelli femminili ai maschi così che possano essere loro di ispirazione e possano raccontare loro una realtà possibile e concreta. Così da educare che non c’è un modo esclusivo di vivere la propria esistenza ma quello giusto per ognuno, con i propri interessi e soprattutto per il proprio singolo benessere. 

6) I genitori femministi combattono gli stereotipi di genere. Siamo immersi in una cultura che discrimina, divide per genere, indica strade ben precise in base al sesso dai giochi, colori, aspettative sociali, compiti familiari e carriere professionali. Occorre rompere questi schemi, studiare ciò che si nasconde dietro a fenomeni che riteniamo ordinari (gender gap, femminicidi, cultura dello stupro ad esempio) e provare a dare forma a nuovi sentieri. Tra le azioni possibili rientrano: ampliare le possibilità di giochi tenendo conto dell’età dei bambini e non del loro sesso, abbassare le aspettative sociali tra maschio e femmina, prediligere la comodità degli abiti e non la loro bellezza per ciò che riguarda le bambine, proporre storie con protagonisti multipli, utilizzare un linguaggio non giudicante verso l’altro. 

7) I genitori femministi provano a coinvolgere le altre figure di riferimento nell’educazione dei propri figlə. Anche se è faticoso e spesso le energie sono poche bisogna allargare un pensiero non discriminatorio e condividere con insegnanti, nonni, zii, amici questo percorso verso la parità.

Essere genitori significa percorrere una strada complessa, educare al femminismo è un’ulteriore sfida e non vuol dire non commettere errori, anzi! Porsi delle continue domande, fare dell’ascolto una pratica quotidiana, compiere dei tentativi ci porta anche a sbagliare, è inevitabile con la consapevolezza che la perfezione non fa parte di nessun essere umano, men che meno dell’essere genitori. Attraversare la strada della parità dei sessi è un impegno faticoso ma che diventa obbligatorio per formare non solo una cittadinanza non discriminatoria ma soprattutto benessere diffuso tra persone, qualsiasi sia il loro genere ed orientamento sessuale. 

Qui trovate il mio testo “Dalla parte dell’educazione”

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere aggiornato sui prossimi in uscita ma anche per conoscere e raccontare storie e progetti su tematiche pedagogiche e sociali, puoi mettere un like sulla mia pagina facebook.com/diariodiuneducatrice

Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

1 Comment

  1. Grazie Annalisa per questo tuo contributo ricco di spunti pratici. Grazie per il tuo modo di divulgare modalità di integrazione dell’educazione di genere nella pratica quotidiana con bambini e bambine! I tuoi articoli sono preziosi!

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *